Marco Montanucci (M5S): “Consumo di suolo: 6-7 metri quadri al secondo”

Secondo il Rapporto sul Consumo di suolo 2015 dell’ISPRA 6-7 mq al secondo sono quelli che vengono trasformati da area agricola ad area edificabile, cioè impermeabilizzati, nel nostro paese.

Le nuove stime confermano la perdita prevalente di aree agricole coltivate ( 60%), urbane ( 22%) e di terre naturali vegetali e non (19%). Stiamo cementificando perfino alcuni tra i terreni più produttivi al mondo, quelli della Pianura Padana, dove il consumo è in crescita.

La diminuzione di suolo agricolo ha fatto sì che in un solo anno, oltre 100.000 persone abbiano perso la possibilità di alimentarsi con prodotti di qualità italiani. Le strade rimangono una delle principali cause di degrado del suolo e nel 2013 rappresentavano circa il 40% del totale del territorio consumato (strade in aree agricole il 22,9%, urbane 10,6%, il 6,5% in aree ad alta valenza ambientale).

Con questi dati nazionali si conferma il primato di Roma Capitale sulle altre capitali europee per l’indice di dispersione urbana (dato dal rapporto tra aree a bassa densità e aree urbanizzate) che la vede vicina al 70% mentre Londra è intorno al 10%.

E per mantenere alta la bandiera nazionale anche l’Umbria fa la sua parte con il suolo consumato nella provincia di Perugia che è di 26247 ettari, tra i più alti; invece la provincia di Terni con 7449 ettari è tra i più bassi. E’ il risultato della diffusione urbana, che nel rapporto viene definita policentrica, scelta come strategia insediativa dei vari piani regolatori di Perugia che infatti riporta più di 40000 ettari, tra i valori nazionali più alti, di diffusione urbana a bassa densità e Terni meno di 12000 ettari, tra i valori più bassi. Il valore percentuale regionale di consumo è compreso tra 4,3 e 6,3% che è responsabile dell’alterazione del 50,9% del territorio. Infine non si deve trascurare che il 5,5% del consumo è avvenuto in aree considerate a pericolosità idraulica. Sono queste le cause del dissesto idrogeologico che sempre più frequentemente ci ricorda la fragilità del nostro territorio.
Le cause del dissesto idrogeologico non risiedono soltanto nei cambiamenti climatici ma soprattutto nello stato di grave malattia in cui versa il territorio italiano, che in dispregio alla sua straordinaria bellezza, stiamo lasciando morire per incuria, senza neanche tentarne la cura.

Che fare?
– Limitare l’impermeabilizzazione del suolo

– Laddove si è verificata o è previsto che si verifichi un’impermeabilizzazione dovrebbero essere adottate misure di mitigazione tese a mantenere alcune delle funzioni del suolo e ridurre gli effetti negativi diretti o indiretti significativi sull’ambiente e sul benessere umano.

– Qualora le misure di mitigazione adottate in loco siano ritenute insufficienti, dovrebbero essere prese in considerazione misure di compensazione ecologica, considerando tuttavia che è impossibile compensare completamente gli effetti dell’impermeabilizzazione.

I rimedi si conoscono perciò basterebbe adottarli con una seria campagna di prevenzione programmata che potrebbe cominciare dalla nostra regione, proprio perché piccola quindi più facilmente gestibile, mettendo in campo l’unica grande opera veramente utile.

Marco Montanucci
Candidato Portavoce al Consiglio Regionale

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*