La Città dei presepi illumina Città di Castello con record

La Città dei presepi illumina Città di Castello con record

Successo per la Città dei presepi nella cripta di Città di Castello

La Città dei presepi continua a richiamare un pubblico numeroso e appassionato, trasformando Città di Castello in un punto di riferimento nazionale per l’arte presepiale. L’edizione numero ventiquattro della Mostra Internazionale di Arte Presepiale, ospitata nella suggestiva cripta del duomo inferiore, si avvia alla chiusura con un bilancio che supera ogni aspettativa. Le lunghe file di visitatori che in questi giorni hanno atteso pazientemente per entrare testimoniano un interesse crescente, capace di coinvolgere residenti, turisti, famiglie, scuole e gruppi provenienti da ogni parte d’Italia.

Lo spazio con i suoi cinquecento metri quadrati di storia, custodisce le spoglie dei patroni Florido e Amanzio e le reliquie di san Crescenziano. Un luogo che, già di per sé, rappresenta un patrimonio culturale e spirituale di grande valore, e che durante il periodo natalizio si trasforma in un percorso immersivo dedicato alla tradizione del presepe. L’atmosfera raccolta della cripta amplifica la forza narrativa delle opere esposte, rendendo ogni visita un’esperienza che unisce arte, fede, memoria e contemporaneità.

Gli organizzatori, Lucio Ciarabelli e Claudio Conti, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Amici del Presepio “Gualtiero Angelini”, non nascondono la soddisfazione per i risultati raggiunti. Le loro parole, pronunciate a caldo, raccontano un entusiasmo autentico: l’edizione di quest’anno ha superato i numeri già eccellenti del 2024, confermando un trend di crescita costante. Le recensioni positive, la qualità delle opere e la varietà delle scuole artigianali rappresentate hanno contribuito a consolidare la mostra come una delle più importanti del panorama italiano. Oltre 170 presepi, realizzati da 65 maestri artigiani e associazioni provenienti da tutta Italia e dall’estero, compongono un mosaico di stili, tecniche e interpretazioni. Ogni opera racconta una storia diversa, frutto di sensibilità artistiche che spaziano dalla tradizione più rigorosa alle sperimentazioni contemporanee. La mostra non si limita a celebrare il presepe come simbolo religioso, ma lo propone come linguaggio universale capace di affrontare temi sociali, ambientali e culturali.

Tra le opere più apprezzate spiccano i diorami provenienti dal Veneto, che riproducono con grande cura scenari iconici della regione, e il grande presepe laziale di cinque metri per quattro, con due metri di altezza, realizzato dall’Associazione Amici del Presepio di Monte Porzio Catone. Quest’ultimo, dedicato al Giubileo e agli ottocento anni di San Francesco, è stato definito una delle attrazioni più spettacolari dell’intera rassegna.

Non potevano mancare i tappetari di Camaiore, reduci da importanti riconoscimenti internazionali ottenuti a Malta, Barcellona e Noto. Il loro lavoro, caratterizzato da una straordinaria capacità di trasformare materiali semplici in opere di grande impatto visivo, continua a sorprendere e affascinare il pubblico. Nel 2025, il gruppo potrebbe ottenere il riconoscimento come patrimonio UNESCO, un traguardo che confermerebbe il valore culturale di una tradizione unica.

La mostra dedica inoltre una sezione speciale alla collezione di Gualtiero Angelini, figura indimenticata della comunità tifernate e fondatore della rassegna. Nel decimo anniversario della sua scomparsa, il percorso espositivo rende omaggio alla sua visione e al suo impegno, che hanno permesso alla manifestazione di crescere e consolidarsi nel tempo. Angelini aveva intuito il potenziale del presepe come strumento di narrazione e come ponte tra generazioni, culture e territori.

Un altro nucleo di grande interesse è rappresentato dalla raccolta di circa trenta statue di Gesù Bambino, opere realizzate da artisti degli ultimi tre secoli. Vincenzo Saccardo, dell’Associazione Presepistica Irpina, ha illustrato le caratteristiche di questi manufatti, alcuni dei quali risalgono al Settecento. Le statue, realizzate in legno e rifinite con gesso di Bologna, presentano occhi in vetro e abiti in seta antica con passamaneria in oro. Ogni pezzo è un esempio di maestria artigianale e testimonia l’evoluzione del gusto e della devozione popolare.

La mostra non si limita a celebrare la tradizione, ma affronta anche temi di grande attualità. L’opera di Paolo Durante di Maddaloni invita a riflettere sull’ambiente, mentre quella di Giovanni Rosati di Monteprandone propone una critica al consumismo. Questi presepi, pur mantenendo la struttura narrativa classica, introducono elementi simbolici che parlano al presente e stimolano il visitatore a interrogarsi sul proprio ruolo nella società.

Il percorso espositivo si arricchisce anche della presenza del campanile cilindrico della cattedrale, un unicum architettonico alto 43 metri, con un diametro medio di sette metri e mura spesse un metro. La sua silhouette inconfondibile accompagna idealmente il visitatore lungo la mostra, ricordando la profondità storica e culturale del luogo.

Il sindaco Luca Secondi e gli assessori Michela Botteghi e Letizia Guerri hanno sottolineato l’importanza della rassegna non solo dal punto di vista culturale, ma anche economico e turistico. La Mostra Internazionale di Arte Presepiale rappresenta infatti un volano per l’intero territorio, attirando visitatori che contribuiscono alla vitalità delle strutture ricettive, dei ristoranti e delle attività commerciali. La rassegna, hanno ricordato, è diventata un appuntamento irrinunciabile del calendario cittadino, capace di rinnovarsi e di mantenere intatto il suo fascino.

L’evento è reso possibile grazie al sostegno del Comune di Città di Castello, della Regione Umbria, dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello e della Camera di Commercio di Perugia. Una rete di istituzioni che riconosce il valore della manifestazione e ne sostiene la crescita.

La Città dei presepi, con la sua capacità di unire tradizione e innovazione, si conferma dunque un punto di riferimento nel panorama nazionale e internazionale. La qualità delle opere, la partecipazione degli artigiani, la risposta del pubblico e la forza evocativa della location contribuiscono a rendere questa edizione una delle più riuscite di sempre.

La chiusura della mostra, prevista per il giorno dell’Epifania, segna la conclusione di un percorso che ha saputo emozionare, coinvolgere e far riflettere, come riporta l comunicato di Giorgio Galvani – Comune di Città di Castello.

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