Il sogno di “nonna” Imelda si realizza, diplomata con 76

Morta Imelda Starnini, la “maestra” d’Italia, aveva preso il diploma di maturità la scorsa estate

Il sogno di “nonna” Imelda si realizza, diplomata con 76

Il sogno di “nonna” Imelda (la mascotte della “maturità” 2023), è diventato realtà. Dopo le due prove scritte anche il colloquio, la terza prova “orale” è stata effettuata. Nonna Imelda si è diplomata al liceo delle Scienze Umane San Francesco di Sales con il voto 76.

Questa mattina, Imelda Starnini, 90 anni (compiuti lo scorso 3 febbraio) di Città di Castello, aspirante maestra da una vita, è uscita con la schiena dritta ed il sorriso sulle labbra dall’aula dell’Istituto San Francesco di Sales (paritaria, scuola pubblica, unica in Europa, la cui fondazione risale al 1816) dove è iscritta come esterna per l’esame di maturità ad indirizzo Socio-Psico-Pedagogico. La stessa aula dove mercoledì 21 e giovedì 22 giugno ha sostenuto la prima e sonda prova scritta di Italiano e Scienze Umane.

Oggi l’orale, un colloquio incentrato sulle conoscenze acquisite durante l’anno e sulle scelte future, che l’ha vista ancora protagonista accanto a compagni di banco che potrebbero essere tutti suoi nipoti.

“Grazie a Dio  e a tutti voi che avete saputo indirizzarmi con impegno pianificato e consapevole verso la realizzazione di questo mio grande desiderio – ha esclamato Imelda all’uscita accolta come sempre dalla figlia Sara Mercatelli, che l’ha sostenuta in maniera discreta assieme al fratello Luca e a tutti i familiari in questa bella avventura – i sogni arricchiscono il significato della vita a qualunque età. Grazie di cuore”.

Imelda Starnini e la sua famiglia hanno voluto ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile il realizzarsi di questo sogno in particolare, il Dirigente scolastico dell’istituto San Francesco di Sales, Professor, Simone Polchi, per aver creduto e permesso di mettere in pratica il suo più grande desiderio, tutti i professori, la Commissione d’esame, il personale della scuola, “i compagni di classe” del quinto anno  del Liceo Scienze umane, per il rispetto, la naturalezza e la gentilezza dimostrata. Grazie anche – hanno concluso – al Sindaco di Città di Castello, Luca Secondi e di Sangiustino, Paolo Fratini per la gioia e l’entusiasmo con cui hanno accolto la notizia: le televisioni, le radio, i giornali, le agenzie, i mezzi di informazione tutti, i giornalisti, l’ufficio Stampa del Comune di Citta’ di Castello, i giornalisti Giorgio Galvani e Marco Baruffi, per la professionalità la delicatezza con cui hanno saputo colorare questo bellissimo giorno”. E poi una dedica speciale al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che segue sempre con ammirazione e affetto sempre in televisione, non si perde mai un suo discorso, intervento e servizio in televisione e sui media.

“Il presidente Mattarella è il nostro faro, riferimento per tutti ed in particolare dei giovani che ama tanto a cui spesso lancia messaggi positivi come me nel mio piccolo oggi, umilmente con questo passaggio della mia vita. W il Presidente della Repubblica”, ha esclamato con commozione Imelda”. Il dirigente scolastico dell’Istituto “San Francesco di Sales”, Simone Polchi, ha precisato che si “si è concluso con grande successo il percorso che ha portato Imelda alla Maturità. Devo dire che, nonostante l’avevamo già testata durante l’anno, sono rimasto molto colpito da come lei ha affrontato le prove, la sua serietà, il suo senso di responsabilità e, non da ultimo, la qualità con cui si è espressa, sia nei due scritti di italiano e scienze umane sia all’orale.

Dopo i faticosi anni del Covid e quasi a simbolo della ripartenza, Imelda ha rappresentato e rappresenta per tutti i nostri alunni, ma anche per tutti gli alunni italiani, un punto di riferimento saldo, un volto a cui guardare per comprendere meglio le ragioni dello studio, le motivazioni di fondo e direi, quasi, il senso della vita.

Mantenere sempre una certa curiosità, il gusto di imparare, una forte motivazione, uno sguardo sempre attento alla realtà come ad un fattore che ci viene dato, donato, direi che è l’insegnamento più grande che Imelda lascia a tutti i giovani ma anche a tutti noi.

Grazie Imelda – ha concluso il professor Polchi – del tuo percorso e del tuo insegnamento”. Di “giornata speciale da scrivere nella storia della scuola, fatta di esempi di vita vissuta, concreti, di umanità unica”, parlano le istituzioni locali, rappresentate dai sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Paolo Fratini, anche attraverso gli assessori alle Politiche Scolastiche dei due comuni limitrofi, Letizia Guerri e Milena Crispoltoni: “una bellissima pagina per la scuola, per la comunità locale e nazionale ma soprattutto per i giovani”.

“Un orgoglio per le nostre comunità – hanno sottolineato i sindaci e assessori – che avremo modo di manifestarlo in maniera adeguata. Per quella occasione saremo davvero onorati della presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che invitiamo fin da ora e poi per le vie ufficiali”. Ora per Imelda si preannuncia un meritato riposo in famiglia, con i figli Sara e Luca, i nipoti, Chiara, Samuele, Leonardo e il bisnipote Lorenzo, in attesa dell’uscita dei “quadri”, la prossima settimana, per capire se il sogno di una vita sarà diventato realtà. “Sono serena e come sempre è accaduto nella mia vita, convinta che gli ostacoli sono fatti per essere superati e spero con l’aiuto di Dio ed impegno che ho messo di essere riuscita a superare anche questo all’età di 90 anni”, parola di Imelda aspirante “maestra”.

LA STORIA

Figlia di mamma, Veronica e papa’ Giulio, “fabbro”, nata a Selci Umbro nel comune di Sangiustino, seconda di quattro fratelli (Laura, Cecilia e Pietro) Imelda ha vissuto un’infanzia serena sia pur contraddistinta dalle difficoltà economiche del periodo. Ha frequentato  la scuola elementare a Selci:  racconta che furono anni difficili legati alla guerra dove le lezioni erano spesse interrotte dalla sirena delle Officine meccaniche “Nardi” (simbolo del comparto metalmeccanico) che segnalava i possibili bombardamenti. “Si correva a casa e spesso si doveva sfollare in campagna”. Molto legata alla figura dello zio Eligio Starnini, uomo colto e altruista,  che si occupo’, tra l’altro,  della demolizione e ricostruzione dell’aereoporto San Egidio di Perugia, sindaco di San Giustino in un periodo dove c’era la miseria e la “tessera annonaria” che definiva quanta farina e generi alimentari si potevano avere al mese per ogni famiglia. Imelda racconta  che Eligio spesso cedeva la propria parte alle mamme con tanti bambini.

Lo zio, sposato con Rosina, non poteva avere figli e aveva preso a cuore la nipote, ragazzina educata e volenterosa, promettendole che appena la guerra fosse finita “ci avrebbe tirato fuori una maestra”: purtroppo lo zio morì improvvisamente all’età di 40 anni, infrangendo i sogni di Imelda. La zia Rosina, rimasta vedova, chiese alla mamma di Imelda di lasciare che la bambina andasse a vivere con lei. Imelda soffrì molto il distacco dai propri genitori e dai fratelli, ma per le situazioni economiche dell’epoca sembrava essere una buona soluzione anche per poterle offrire la possibilità di studiare. La zia Rosina, donna benestante, ma molto severa, non portò avanti i desideri dello zio Eligio, non la fece studiare per diventare maestra elementare, ma la iscrisse ad una scuola di taglio e cucito.

Gli anni passavano, Imelda è sempre stata una ragazza curiosa e impegnata riuscendo a prendere la patente di guida tra le primissime donne di Italia e a Selci con la sua “Giardinetta Belvedere” era un supporto per tantissime  persone, accompagnava spesso tutti quelli che avevano bisogno di muoversi fuori dal paese. Anche nel periodo della tubercolosi portava i figli a vedere i genitori nel sanatorio di Città di Castello, tanto che, fortunatamente in maniera non grave, anche lei contrasse la malattia.

La casa della zia Rosina, che si occupava di amministrazione dei campi,  era  frequentata da gente di Selci, tra i quali il parroco, Don Marcello Mercatelli, che veniva spesso a richiedere lavoro per le persone più povere e bisognose.

Don Marcello era un bel ragazzo, primo di 5 fratelli tutti maschi, che per le usanze dell’epoca dovette studiare in seminario e si consacro’ sacerdote; colto  e illuminato si occupò tra l’altro, della costruzione dell’asilo  della banca del paese ed era amato da tutti. Imelda e Marcello si conoscono meglio e si innamorano, situazione sicuramente “non facile” da gestire  per quell’epoca, non vista certo di buon occhio: ma non volendo rimanere “nascosti”, Don Marcello chiede al  Papa Paolo VI la dispensa dei voti Sacerdotali e pur rimanendo profondamente religioso, riesce a sposare Imelda, dalla quale unione nascono due figli Luca e Sara  e successivamente  3 nipoti ( Chiara, Samuele, Leonardo e un bisnipote Lorenzo).

Nel 2010 il marito  viene a mancare e Imelda, affranta dal dolore riesce a trovare conforto e amore nella bella famiglia che ha cresciuto. Il resto è storia dei giorni nostri.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*