Cinque anni di lavoro corale rafforzano prevenzione e sostegno
A Città di Castello e in tutta l’Alta Valle del Tevere la lotta contro la violenza sulle donne non si limita alle celebrazioni del 25 novembre, ma si traduce in un impegno quotidiano che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, scuole, associazioni, volontariato, imprese e cittadini. La riunione del tavolo interistituzionale di monitoraggio, ospitata nella residenza municipale tifernate, ha confermato la forza di una rete che da cinque anni lavora in modo partecipato e che oggi mostra risultati concreti, come riporta il comunicato di Marco Baruffi – Comune di Città di Castello.
Il Centro Antiviolenza Medusa, gestito dall’associazione LiberaMente Donna per conto del Comune di Città di Castello, ha preso in carico nel 2025 ben 46 donne, rispondendo a 400 chiamate e svolgendo 369 colloqui. Numeri che raccontano un impegno costante e che dimostrano come la sensibilizzazione diffusa stia portando più donne a chiedere aiuto. Le informazioni circolano nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ambienti culturali e sportivi, creando una consapevolezza collettiva che diventa protezione concreta.
Il tavolo interistituzionale, nato nel 2021, è diventato una vera cabina di regia. Ogni anno analizza l’evoluzione del fenomeno, valuta le azioni intraprese e pianifica nuove strategie. Sindaco Luca Secondi, insieme agli assessori Letizia Guerri, Benedetta Calagreti e Michela Botteghi, ha ribadito che la violenza di genere non è più un’emergenza episodica, ma una realtà strutturale che richiede risposte sistemiche. “La responsabilità è collettiva – hanno sottolineato – e va affrontata con coraggio, intraprendenza e continuità”.
Durante la riunione, rappresentanti delle istituzioni, delle scuole, delle imprese, del sindacato, dell’Usl Umbria 1 e dell’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro hanno condiviso esperienze e proposte. Dal confronto è emersa la centralità dell’informazione come strumento per scardinare i contesti nei quali la violenza si annida. Proprio per questo, il Centro Medusa lancerà una nuova campagna di comunicazione con un’immagine grafica rinnovata e il numero di telefono attivo 24 ore su 24, diffuso nei luoghi dello sport, dalle palestre ai campi da gioco.
L’iniziativa si inserisce in un percorso già avviato nel 2021, quando Città di Castello fu pioniera nel diffondere il numero del centro antiviolenza sugli scontrini delle farmacie. Ora la sfida è coinvolgere le associazioni sportive, capaci di raggiungere un pubblico vasto e trasversale. Parallelamente, si rafforzeranno i protocolli per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza e saranno intensificate le attività di sensibilizzazione nelle scuole, con sportelli di ascolto mensili dedicati all’educazione all’affettività e alla sessualità.
Il mondo della scuola resta un pilastro della strategia. Già nel 2023 il Comune aveva avviato corsi di formazione per insegnanti della primaria, e ora l’impegno si estende agli istituti secondari, grazie alla collaborazione con la Croce Rossa Italiana e i dirigenti scolastici. L’obiettivo è educare le nuove generazioni alla consapevolezza e al rispetto, prevenendo comportamenti violenti e promuovendo relazioni sane.
Il tessuto economico locale, sempre più coinvolto, chiede di essere protagonista. Le imprese hanno compreso che la violenza di genere non è solo un problema sociale, ma incide anche sulla produttività e sul benessere delle comunità. Per questo sostengono iniziative di inserimento lavorativo e campagne di sensibilizzazione, contribuendo a rendere la rete più solida.
Il tavolo ha inoltre analizzato le esperienze di Umbertide e San Giustino, dove sono stati aperti nuovi sportelli e avviate iniziative di sensibilizzazione. Questi esempi dimostrano come la rete si stia ampliando e come la collaborazione tra territori sia fondamentale per costruire risposte efficaci. Il bilancio del 2025 evidenzia progressi significativi: maggiore impulso all’informazione, ampliamento dei soggetti coinvolti, rafforzamento dei servizi di ascolto e supporto. Ma la sfida continua. Per il 2026, il tavolo ha già individuato nuove priorità: coinvolgere ulteriormente le associazioni sportive, consolidare il ruolo della scuola e ampliare la platea degli attori sociali.
La lotta alla violenza di genere, è stato ribadito, non può essere confinata a una ricorrenza. È un impegno quotidiano che richiede la partecipazione di tutti. La rete costruita in Alta Valle del Tevere dimostra che quando istituzioni, cittadini e associazioni lavorano insieme, i risultati arrivano. Le donne trovano il coraggio di denunciare, i giovani imparano a riconoscere e rifiutare comportamenti violenti, la comunità diventa più consapevole e solidale.

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