Accessibilità urbana, Città di Castello riparte dalle frazioni

Accessibilità urbana, Città di Castello riparte dalle frazioni

L’amministrazione avvia il secondo step progettuale del PEBA coinvolgendo attivamente i residenti

Accessibilità urbana – Città di Castello entra nella seconda fase del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, allargando lo sguardo verso le periferie e le comunità locali che storicamente rimangono ai margini delle programmazioni urbane. L’amministrazione comunale ha scelto di spostare il baricentro degli interventi nelle frazioni di Trestina e Cerbara, dove la densità demografica e la concentrazione di servizi pubblici richiedono attenzione progettuale urgente e consapevole.

La nuova stagione di ascolto e condivisione prende avvio giovedì 21 maggio alle 16 nella Sala Rossi Monti della Biblioteca Carducci, con un incontro aperto a tutta la cittadinanza. Non si tratta di una semplice riunione amministrativa, bensì di un momento generativo dove raccogliere testimonianze, necessità concrete e visioni di chi vive quotidianamente il territorio.

Una programmazione finanziata e strutturata

L’ente tifernate ha deliberato un impegno economico di 28.400 euro per questa seconda fase progettuale. La ripartizione delle risorse vede il contributo regionale pari a 10.000 euro e lo stanziamento comunale di 18.400 euro, segnale di una volontà amministrativa consapevole di investire nella qualità della vita di persone con disabilità e anziani. Questo non rappresenta solo un adempimento normativo, ma una scelta politica orientata all’inclusione reale del territorio.

La decisione di concentrarsi sulle frazioni nasce da una lettura attenta della geografia umana di Città di Castello. Le aree periferiche ospitano comunità importanti, servizi pubblici essenziali e spazi civici che scandiscono la quotidianità locale. Rimuovere gli ostacoli fisici e sensoriali da questi luoghi significa restituire dignità e autonomia a fasce di popolazione spesso invisibili nella programmazione urbanistica.

Barriere invisibili, esigenze concrete

Il primo PEBA, approvato all’unanimità dal consiglio comunale oltre un anno fa, aveva concentrato l’attenzione sul capoluogo, mappando interventi lungo gli assi principali e presso strutture strategiche come scuole, impianti sportivi e sedi amministrative. Quella ricognizione aveva quantificato una necessità complessiva di circa 2 milioni di euro per lavori strutturali, suddivisi tra viabilità pubblica e edifici.

Ora lo sguardo si sposta dove le persone vivono al di fuori del nucleo urbano denso. Trestina e Cerbara meritano la stessa attenzione metodologica, la stessa ricognizione puntuale di quanto ostacola il movimento, l’accesso agli spazi collettivi, la partecipazione alla vita civile. Le barriere non sono solo gradini o marciapiedi assenti; includono l’illuminazione insufficiente, i servizi igienici inadeguati, gli attraversamenti privi di segnaletica tattile, gli spazi pubblici pensati esclusivamente per corpi normodotati.

Il coinvolgimento come metodo

L’incontro del 21 maggio rappresenta un’apertura consapevole verso i portatori di interesse: residenti, professionisti, associazioni del Terzo Settore, scuole, organismi culturali. L’amministrazione abdica al ruolo di progettista solitario e si pone in ascolto, consapevole che chi vive lo spazio pubblico conosce, talvolta meglio di qualsiasi professionista, dove si concentrano le criticità.

Questo approccio trasforma il PEBA da documento tecnico a strumento di democrazia partecipata. Chi utilizza una carrozzina sa dove manca una rampa; chi è genitore con passeggino conosce i percorsi impossibili; chi ha disabilità sensoriali individua le carenze di segnaletica e contrasto cromatico. Raccogliere sistematicamente queste conoscenze significa costruire un piano realmente radicato nel territorio, non calato dall’alto.

Inclusione come diritto

Città di Castello compie un passo significativo nel riconoscere l’accessibilità non come amenità aggiunta, ma come diritto fondamentale. Le frazioni non sono periferie dimenticate; sono comunità che meritano gli stessi standard di vivibilità e dignità del centro urbano. La programmazione quinquennale che emergerà dagli incontri partecipativi definirà priorità di intervento e cronologie realizzative, creando una mappa di trasformazione consapevole e inclusiva.

Il piano preliminare sarà consultabile sul sito istituzionale dell’amministrazione, offrendo a chiunque l’opportunità di prepararsi all’incontro, di riflettere sulle proprie esigenze e di contribuire con cognizione di causa. Una cittadinanza consapevole è il miglior alleato di una programmazione urbana realmente inclusiva, costruita non per i disabili, ma con i disabili, come soggetti attivi di una comunità che ripensa se stessa.

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