Città di Castello, dinastia dei Cenci: emozioni al profumo di tartufo

Città di Castello, dinastia dei Cenci: emozioni al profumo di tartufo

Storie di tartufai e generazioni

La famiglia Cenci è protagonista di una delle più belle storie di cerca e cavatura del tartufo bianco in Altotevere, che si tramanda tra le generazioni. Nei primi colpi della stagione hanno scovato due trifole di oltre mezzo chilo, uno spettacolo raro e profumatissimo, grazie all’esperienza di Diego Cenci, quarantaseienne, marito di Elisa Pellegrini e padre di quattro ragazzi cresciuti respirando rispetto per la natura e la secolare attività del “cavatore”.

Assieme a Diego, che vanta il tesserino da oltre 15 anni e l’iscrizione all’associazione tartufai dell’Altotevere, si sono avvicinati con entusiasmo i figli Mattia, sedicenne, e Marco, che a breve compirà tredici anni: già abili nel maneggiare vanghino e guinzaglio, sono pronti a imboccare i sentieri dell’appassionante e preziosa cerca insieme al bracco pointer di casa, Yago, fiuto ineguagliabile e vero membro aggiunto della squadra familiare. Dovranno attendere ancora qualche anno, invece, i fratellini Manuel, classe 2018, e Matilde, arrivata a marzo: la passione li unisce tutti verso la tradizione.

“Ho trovato due trifole di oltre mezzo chilo nella stessa giornata – racconta con orgoglio Diego – è una felicità che si vive davvero a contatto con la terra e con gli animali. Il tartufo dà emozioni forti, è una sorpresa ogni volta e il profumo inebriante ti fa capire che hai vissuto un attimo speciale. Quest’anno sono i più belli che ho trovato, speriamo di migliorare ancora”.

La storia familiare, come riporta il comunicato di Giorgio Galvani del Comune di Città di Castello – affonda le radici in un incontro casuale e romantico: fu un volantino per la vendita di cuccioli di bracco pointer ad avvicinare Diego ed Elisa, in una curiosa coincidenza che aveva a che fare con lo zio tartufaio della futura moglie. “Il destino e la passione hanno fatto nascere la nostra famiglia – aggiunge Diego – la gioia più grande è trovare il tartufo sapendo che tutti mi seguono con il cuore”.

L’assessore al Commercio e Turismo, Letizia Guerri, sottolinea: “Sono storie di vita e di attaccamento alle tradizioni secolari che si rinnovano e ci riempiono di orgoglio. La cerca del tartufo non è solo abilità, ma anche cultura e sentimento, tanto che oggi Città di Castello conta circa 1.500 tartufai nel comune e quasi 2.000 nell’Alta Umbria, con tremila cani specializzati, veri protagonisti della cerca e cavatura dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco”.

Ad Andrea Canuti, presidente dell’Associazione Tartufai Altotevere, il compito di evidenziare i valori universali: “Questa passione racchiude rispetto, condivisione e orgoglio. Negli ultimi trent’anni il territorio ha visto crescere una comunità di specialisti, in grado di trasmettere l’amore per il tartufo e per la natura alle nuove generazioni”.

La storia di Diego, Elisa e dei loro figli diventa così un simbolo della 45esima edizione del Salone nazionale bianco pregiato, in programma nel centro storico da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre. Storie autentiche come questa colorano la manifestazione, fra le più importanti a livello nazionale, dando risalto agli aspetti umani, culturali e identitari della cerca, che in questi giorni mobiliterà appassionati, curiosi ed esperti.

“Nessun luogo come Città di Castello parla del tartufo – spiegano Guerri, Bogliari e Canuti – e qui la trifola non è una rarità, ma un simbolo abbondante e prezioso, legato alla terra e alla tradizione. Le esperienze vissute, i successi nella cerca e le emozioni condivise in famiglia trasformano ogni uscita nei boschi in una storia da raccontare e tramandare”.

Così, quando si parla di tartufo, il valore vero non sta solo nella scoperta della trifola, ma nel rituale familiare che unisce generazioni, nell’emozione condivisa e nella sensazione di appartenere a una comunità di “cavatori”, legata indissolubilmente alla terra e ai suoi prodotti d’eccellenza.

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