Politiche sociali Città di Castello spinge famiglie e fragilità

Politiche sociali Città di Castello spinge famiglie e fragilità
Nella foto Assessore Benedetta Calagreti

Dipendenze e disabilità rafforza politiche sociali a Città di Castello

Nel 2026 le politiche sociali a Città di Castello mettono al centro famiglie, disabilità, salute mentale e lotta alle dipendenze, con nuovi strumenti stabili e una regia condivisa tra Comune, Usl e Terzo Settore, come riporta il comunicato di Marco Baruffi – Comune di Città di Castello.

L’anno delle politiche sociali si apre con il tavolo di co-programmazione dedicato alle persone con disabilità e disturbi del neurosviluppo e alle loro famiglie, che farà di Città di Castello la prima Zona Sociale dell’Umbria a tradurre in pratica le linee guida regionali sulla progettazione integrata socio-sanitaria con il Terzo Settore. L’obiettivo è costruire una mappa aggiornata dei bisogni dell’Alta Valle del Tevere e trasformarla in priorità operative condivise, coinvolgendo non solo enti accreditati, ma anche scuole, sindacati, istituzioni e realtà associative.

L’assessore Benedetta Calagreti annuncia che entro gennaio sarà convocata la prima riunione del tavolo, dopo la riapertura dei termini per aderire all’iniziativa, pensata per allargare il più possibile la platea dei partecipanti e non lasciare fuori nessun soggetto attivo sul tema della disabilità. Il Comune di Città di Castello, capofila della Zona Sociale 1, guida il percorso insieme alla Usl Umbria 1 – Distretto Altotevere, con l’intento dichiarato di passare da interventi frammentati a progetti strutturati, capaci di accompagnare famiglie e servizi nel medio-lungo periodo.

Il 2026 sarà anche l’anno in cui il Centro Famiglia della Zona Sociale 1 entrerà pienamente a regime nella sede di via Pomerio San Girolamo, diventando un presidio stabile per la genitorialità e le relazioni familiari. Con una équipe multidisciplinare, il Centro punta a sostenere le famiglie nei passaggi critici della vita – separazioni, conflitti, fragilità educative – e a intercettare in anticipo i segnali di disagio, prima che esplodano in crisi più profonde.

Nel Centro Famiglia sono già attivi i percorsi su adozione e affido e il programma P.I.P.P.I., che lavora per prevenire l’istituzionalizzazione dei minori e rafforzare le capacità genitoriali nelle situazioni più delicate. Nel 2026 si aggiungeranno interventi specifici di orientamento e consulenza alla genitorialità, percorsi per aumentare la fiducia dei genitori in sé stessi e la loro capacità di regolazione emotiva, iniziative mirate a valorizzare il ruolo paterno e azioni di sensibilizzazione sui bisogni educativi emergenti.

Sul fronte di politiche sociali e salute mentale, la cabina di regia avviata a fine 2025 su dipendenze e disagio psichico diventerà operativa con le prime azioni concrete. Il Comune, come capofila della Zona Sociale 1, lavorerà fianco a fianco con le forze dell’ordine e l’Usl Umbria 1 per definire un protocollo che stringa il raccordo fra servizi socio-sanitari e apparato di sicurezza, così da affrontare in modo unitario le situazioni critiche che emergono dai territori.

All’interno di questo quadro, saranno rafforzate le iniziative già partite nel 2025: convegni in collaborazione con l’Ordine degli Assistenti Sociali dell’Umbria, momenti di formazione e confronto su tutela dei minori, mediazione familiare e altri nodi sensibili del welfare locale. Calagreti preannuncia nuovi appuntamenti che metteranno allo stesso tavolo istituzioni, operatori, terzo settore e cittadini, per tenere alta l’attenzione su temi che spesso si manifestano nelle famiglie in modo silenzioso e laterale.

Guardando indietro, l’assessore rivendica il 2025 come anno di consolidamento di strumenti strutturali a servizio delle persone e delle comunità dell’Alta Valle del Tevere, con il Comune di Città di Castello nel ruolo di regia della Zona Sociale 1. È stata aggiudicata una gara di appalto pluriennale – tre anni più tre di possibile proroga – che garantisce continuità a una vasta gamma di servizi educativi, assistenziali e di inclusione, dall’inclusione scolastica degli alunni con disabilità al supporto alla domiciliarità estiva per minori e famiglie, fino agli interventi domiciliari per anziani e adulti non autosufficienti o in condizioni di fragilità.

La stessa gara copre servizi semiresidenziali per persone con disabilità, sportelli di accoglienza, orientamento e informazione per facilitare l’accesso alla rete dei servizi sociali, interventi domiciliari per minori e famiglie, spazi semiresidenziali per la tutela dei minorenni e servizi educativi territoriali rivolti ai bambini. Una parte importante è dedicata anche al Servizio di Accompagnamento al Lavoro (SAL) e alle azioni per rafforzare l’inclusione lavorativa di specifici destinatari, riconoscendo il lavoro come uno dei pilastri dell’autonomia personale.

In questo mosaico di politiche sociali, un tassello centrale è il Pronto Intervento Sociale (PIS), che offre una risposta h24 alle emergenze del vivere quotidiano nell’Alta Valle del Tevere. Nel 2025 il servizio è stato finanziato con 152mila euro del Fondo Povertà, garantendo 38 interventi per 52 beneficiari, in particolare donne vittime di violenza – con o senza figli – e minori stranieri non accompagnati, che spesso arrivano in condizioni di estrema vulnerabilità.

Tutti i progetti finanziati dal PNRR in ambito sociale sono nel frattempo entrati a regime: sostegno alle capacità genitoriali e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie, potenziamento dei servizi domiciliari per favorire dimissioni ospedaliere anticipate e prevenire ricoveri inutili, rafforzamento dei servizi sociali e prevenzione del burn out tra gli operatori, percorsi di autonomia per persone con disabilità. Questi interventi hanno tradotto in pratica le linee nazionali di Next Generation EU, calandole nelle esigenze quotidiane di famiglie, bambini, anziani e persone con disabilità del territorio.

Un esempio concreto è il progetto “Vivo al Centro”, realizzato in convenzione tra il Comune e il Raggruppamento Temporaneo d’Impresa La Rondine–ASAD, che nel 2025 ha completato la sua fase strutturale. Dopo la ristrutturazione e l’adeguamento dell’immobile di via Cesare Battisti a Città di Castello, sono stati attivati alloggi in grado di ospitare 9 persone con disabilità in percorsi di vita autonoma, ai quali si sono aggiunte due unità abitative presso “Casa Verde” di ATER, portando la capacità totale a 12 beneficiari.

L’idea di fondo è accompagnare le persone con disabilità fuori da una logica esclusivamente assistenziale, promuovendo esperienze di abitare supportato in cui autonomia, sicurezza e reti di prossimità si combinano per dare dignità e prospettive a chi, in passato, rischiava di essere confinato in istituti o nelle mura domestiche. Questo tipo di percorsi, sottolinea Calagreti, ha un impatto positivo anche sulle famiglie, che possono condividere il carico di cura e immaginare per i propri cari una vita adulta più indipendente.

Tra le priorità c’è anche la lotta al gioco d’azzardo patologico, affrontata in stretta collaborazione con il servizio specifico dell’Usl Umbria 1 nel Distretto Alto Tevere, il volontariato e la cooperazione sociale. Le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione mirano a intercettare chi è caduto nella dipendenza, ma anche a proteggere le famiglie da un fenomeno che erode risorse economiche e relazioni, spesso in silenzio.

Sul versante dei minori con disturbo dello spettro autistico, il fondo per l’inclusione ha permesso di attivare interventi mirati per 34 bambini e ragazzi residenti nei quattro comuni della Zona Sociale 1, modulando gli interventi in base ai diversi livelli di bisogno. Si tratta di percorsi che vanno dal supporto educativo personalizzato alle attività di socializzazione, con l’obiettivo di costruire contesti più inclusivi a scuola, in famiglia e nel tempo libero.

Per le famiglie più fragili dal punto di vista economico, il Comune ha confermato nel 2025 la misura di rimborso della TARI, finanziandola con oltre 63mila euro di risorse di bilancio. Un intervento apparentemente tecnico che, in realtà, alleggerisce le spese fisse di chi vive in condizioni di disagio, liberando margini per affrontare esigenze primarie come alimentazione, istruzione e cura dei figli.

Accanto alle grandi infrastrutture di welfare, non mancano progetti di prossimità rivolti ai più piccoli, come il Pedibus, avviato tra i primi in Umbria in collaborazione con la primaria di San Filippo, l’Auser e il Lions Club Città di Castello Tiferno. Nel 2025 il percorso è stato completato con segnaletica dedicata lungo sette fermate nel centro storico, permettendo ai bambini di andare a scuola a piedi in sicurezza, accompagnati da adulti, e offrendo alle famiglie un’alternativa sostenibile all’uso dell’auto.

In sintesi, il 2026 si annuncia come un anno in cui le politiche sociali a Città di Castello saranno chiamate a consolidare quanto costruito e a spingersi oltre, con nuovi tavoli di co-programmazione, servizi che maturano e reti territoriali che si fanno più fitte. Al centro restano le persone: famiglie alle prese con passaggi difficili, bambini e ragazzi che hanno bisogno di essere visti e sostenuti, donne che cercano vie d’uscita dalla violenza, anziani e adulti fragili, persone con disabilità che chiedono autonomia, cittadini che lottano contro dipendenze e povertà.

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