Lo Stendardo di Raffaello da Città di Castello a New York al MET

Lo Stendardo di Raffaello da Città di Castello a New York al MET

Restauro ICR, prestito al MET: Raffaello giovane in primo piano

Città di Castello – 15 novembre 2025. Lo Stendardo processionale della Santissima Trinità di Raffaello, custodito nella Pinacoteca comunale di Città di Castello, sarà esposto al Metropolitan Museum of Art di New York nella grande mostra “Raphael, sublime poetry” a cura di Carmen Bambach, in programma dal 23 marzo al 28 giugno 2026. L’opera, riconosciuta come una delle primissime prove del maestro urbinate e presentata nel progetto del MET come primo dipinto interamente autografo del giovane Raffaello, è al centro di un accurato intervento conservativo dell’Istituto Centrale per il Restauro a Roma, finalizzato a migliorarne la leggibilità e a consolidarne la tutela in vista della movimentazione internazionale. Il museo newyorkese sosterrà il completamento del restauro, configurando il fee di prestito come contributo alla valorizzazione e alla sicurezza dell’opera.

Nel corso del sopralluogo ai laboratori dell’ICR, la curatrice Carmen Bambach ha definito lo Stendardo “una chiave di lettura decisiva per comprendere il percorso iniziale di Raffaello”, evidenziando come il recupero del disegno sottostante e la riduzione di alcune lacune possano restituire un equilibrio più sottile tra la pellicola pittorica e il supporto in lino. La distinzione rispetto alla Pala Baronci, eseguita con Evangelista da Meleto, rafforza l’idea di un lavoro interamente autografo sui due lati del gonfalone, con un’attenzione rinnovata alla coerenza iconografica e alla qualità della stesura pittorica. L’approfondimento in corso include la relazione tematica con la peste e il ruolo devozionale dell’immagine nella comunità che lo commissionò, elementi che nella mostra saranno raccordati alla geografia artistica e civile di Città di Castello.

Il sindaco Luca Secondi ha richiamato l’importanza del riconoscimento internazionale del MET, sottolineando come il prestito contribuisca a radicare nella memoria pubblica “la tappa tifernate nel cammino di Raffaello”, con la prima bottega e la prima opera collocate nel tessuto rinascimentale cittadino. L’assessore alla Cultura Michela Botteghi ha messo in risalto i riflessi positivi sul museo e sul territorio, in termini di reputazione, audience e attrazione culturale, mentre la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, con la responsabile di zona Alessandra Donati, ha ribadito l’autorizzazione convinta al restauro e al prestito per il valore scientifico del progetto e l’impatto identitario. La collaborazione tra Comune, ICR e Soprintendenza converge nell’obiettivo di garantire massima sicurezza in ogni fase: studio, intervento, movimentazione verso Roma e successivamente verso New York, con l’impiego di tecnologie e supporti adatti alla specificità del manufatto.

Lo Stendardo, olio su tela con cornice seicentesca, misura 166×94 cm per lato e raffigura la Trinità tra i santi Sebastiano e Rocco su una faccia, mentre sull’altra mostra la Creazione di Eva con due angeli. Databile tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, è conservato nella Sala della Contemplazione della Pinacoteca comunale, ed è l’unico dipinto di Raffaello rimasto a Città di Castello, nonché l’unica opera mobile del maestro presente in Umbria. La sua importanza risiede tanto nella testimonianza della fase giovanile quanto nella capacità di anticipare caratteri della maturità: qualità del disegno, equilibrio cromatico, struttura compositiva, dialogo tra devozione e invenzione pittorica. La natura processionale del gonfalone aggiunge uno strato storico di fruizione comunitaria, rendendo la lettura dell’opera intrinsecamente legata alla vita religiosa e civile del territorio.

Il percorso conservativo in atto completa quanto avviato nell’ambito del Cinquecentenario “Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo” (ottobre 2021 – gennaio 2022), rimasto incompleto per le tempistiche condizionate dall’emergenza sanitaria da Covid-19. La nuova fase prevede indagini diagnostiche con strumenti all’avanguardia e la consulenza di laboratori specializzati di Napoli e Roma, finalizzate alla comprensione stratigrafica, alla valutazione dei materiali e alla definizione delle procedure operative più rispettose dell’integrità. Nonostante le condizioni generali dell’opera siano considerate non critiche, l’approccio adottato privilegia la conservazione preventiva e la minimizzazione dell’intervento, in linea con le migliori pratiche di restauro per dipinti su tela storici. La pubblicazione delle risultanze offrirà un contributo scientifico sostanziale, utile a studiosi e conservatori, oltre a consolidare la trasparenza dell’azione istituzionale.

La mostra “Raphael, sublime poetry” presenterà oltre 200 opere provenienti da istituzioni di profilo internazionale quali Musei Vaticani, Biblioteca Apostolica Vaticana, Uffizi, Louvre, Prado, British Museum e National Gallery. In questo contesto, lo Stendardo di Città di Castello fungerà da fulcro narrativo del segmento dedicato al Raffaello giovane, mettendo in relazione la sua produzione iniziale con le radici geografiche e culturali che ne hanno sostenuto l’avvio professionale. L’esposizione al MET diventa così un dispositivo di conoscenza e di confronto, capace di intrecciare ricerca, tutela, valorizzazione. L’intento dichiarato dagli attori coinvolti è che il pubblico americano incontri l’opera non come reperto isolato, ma come testimonianza viva di un territorio, connessa al patrimonio rinascimentale umbro e alla storia della città che la custodisce.

Sul piano della ricaduta territoriale, l’evento rafforza la consapevolezza della comunità tifernate verso l’eredità rinascimentale e offre una leva di crescita culturale e turistica. L’azione di prestito, sostenuta da un progetto di restauro fondato su evidenze scientifiche e protocolli di sicurezza, assume un valore pubblico che va oltre la vetrina internazionale: riattiva risorse, competenze, reti, narrazioni condivise. La Pinacoteca comunale, in questo scenario, consolida la sua funzione come centro di riferimento per la conoscenza di Raffaello in Umbria, articolando servizi, mediazione culturale e fruizione responsabile. Per il Comune, la legittimazione ottenuta dalla collaborazione con il MET è anche un impegno a proseguire su un sentiero di qualità coerente, in cui restauro e comunicazione si integrano per costruire fiducia nel patrimonio e nella sua guardiania.

Il completamento del restauro estetico permetterà allo Stendardo di presentarsi a New York con un livello di leggibilità superiore e una coerenza percettiva calibrata, senza forzature interpretative. La riduzione controllata delle lacune e la valorizzazione del disegno sottostante si tradurranno in una fruizione più nitida, rispettosa della materia originale e delle sue stratificazioni. Il controllo della movimentazione, con imballaggi dedicati, sistemi di smorzamento e condizioni microclimatiche stabilizzate, è stato concepito per ridurre al minimo i rischi di stress meccanico e ambientale. Questo segmento tecnico, spesso invisibile al pubblico, è invece essenziale per garantire che l’opera ritorni alla sua sede in condizioni stabili, preservando la sua continuità storica e il suo ruolo identitario.

Nel raccordo tra città e istituzioni, la narrazione costruita attorno allo Stendardo insiste sul valore della responsabilità condivisa. La Soprintendenza ha autorizzato con convinzione, l’ICR ha impostato un percorso metodologicamente rigoroso, il MET ha riconosciuto il merito culturale e scientifico dell’operazione, il Comune ha sostenuto la visione strategica. Questo intreccio di competenze e impegni produce un risultato concreto: la crescita del capitale simbolico dell’opera e, insieme, la sua capacità di parlare in modo chiaro a pubblici diversi, dal visitatore specialista a quello generalista.

La dimensione iconografica del gonfalone merita un’attenzione particolare. La Trinità tra i santi Sebastiano e Rocco, figure storicamente associate alla protezione dalla peste, si combina con la Creazione di Eva e i due angeli nell’altra faccia, aprendo un dialogo tra invocazione e origine, tra intercessione e principio. In questa duplice tensione si coglie un tratto del giovane Raffaello: la capacità di tenere insieme devozione e misura, grazia e ordine, immaginazione e disciplina. Il restauro, riducendo la mediazione “archeologica” e recuperando la forza della visione pittorica, restituisce questa energia con una delicatezza che non cancella il tempo, ma lo rende leggibile.

Per Città di Castello, l’orizzonte “MET 2026” è parte di un percorso già in atto, fatto di studi, mostre, dialoghi con laboratori e musei, e di un’idea chiara: valorizzare l’opera valorizzando la città. La scelta di investire nella qualità del restauro e nella trasparenza delle procedure è un messaggio indirizzato tanto all’interno quanto all’esterno, un invito a riconoscere nel patrimonio una responsabilità collettiva e un’opportunità di crescita. Alla fine del viaggio, lo Stendardo tornerà nella Sala della Contemplazione con una storia in più da raccontare: quella di un passaggio simbolico nel cuore di New York, compiuto nel segno della tutela e della conoscenza.

Parlare di Raffaello giovane significa, ancora, misurarsi con la sua prima professionalità. Lo Stendardo, in quanto opera interamente autografa, è la traccia concreta di un inizio che ha già la nitidezza del talento e l’ordine del mestiere. La prospettiva del MET, inserendolo in un racconto ampio di oltre duecento capolavori, non lo diluisce: lo colloca, lo mette in risonanza, lo rende ponte tra origini e esiti, tra la bottega e la storia dell’arte. Per il pubblico, il valore è duplice: guardare un dipinto e, insieme, ascoltare la città che lo ha generato e custodito.

Città di Castello raccoglie così l’occasione di un confronto internazionale, con un passo solido e misurato. Non è soltanto un prestito: è un atto di fiducia reciproca tra istituzioni, un investimento culturale che accresce conoscenze, consolida legami e rilancia il ruolo del museo civico come presidio di memoria e innovazione. Nella chiarezza delle date, nel rigore delle procedure, nel peso delle parole che accompagnano questo viaggio, si compone il profilo di un progetto che parla la lingua del patrimonio: cura, studio, responsabilità, condivisione.

I nostri video

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*