“Se si fosse chiamato Abdul, forse sarebbe diverso”
A Valghisole, frazione montana di San Giustino al confine con le Marche, un bambino di nome Pietro frequenta la scuola elementare di Mercatello sul Metauro, l’unica raggiungibile in tempi compatibili con la vita familiare. Fino a giugno 2024, il Comune garantiva il trasporto scolastico. Da settembre, però, il servizio è stato sospeso senza motivazioni ufficiali, costringendo i genitori a coprire ogni giorno il tragitto in auto, con forti ripercussioni sull’organizzazione lavorativa.
La vicenda ha acceso una polemica politica durissima, con il centrodestra locale che accusa l’amministrazione di aver abbandonato un minore pur disponendo di un bilancio solido. Corrado Belloni (Lega), Luciana Veschi (Fratelli d’Italia) e Giacomo Buitoni (San Giustino nel cuore) denunciano una gestione delle risorse che privilegerebbe eventi poco partecipati, associazioni selezionate e interventi assistenziali, mentre si nega un servizio essenziale a un residente.
Il passaggio più controverso arriva nella nota congiunta dei consiglieri: “Non si trovano risorse per un bambino che, probabilmente, ha solo la ‘colpa’ di chiamarsi Pietro e non Abdul”. Una frase che ha suscitato forti reazioni pubbliche, tra chi denuncia una discriminazione al contrario e chi accusa l’amministrazione di scelte ideologiche.
La scuola di Mercatello è raggiungibile in venti minuti, mentre quella di San Giustino richiede quasi un’ora di viaggio, a causa della viabilità complessa e della distanza dai plessi. L’interruzione del servizio scuolabus, secondo l’opposizione, è una scelta miope che penalizza chi vive nelle zone più periferiche.
L’amministrazione comunale non ha ancora risposto ufficialmente. Intanto, il caso di Pietro diventa simbolo di una frattura crescente tra centro e frazioni, tra scelte politiche e bisogni concreti. Il centrodestra chiede il ripristino immediato del servizio e una revisione delle priorità di bilancio.

Commenta per primo