Nuovo splendore per l’antica cinta muraria a Città di Castello
Città di Castello, 27 maggio 2026 – Un investimento complessivo di un milione e cinquecentomila euro ha permesso di restituire alla comunità un tratto fondamentale delle antiche fortificazioni cittadine. La cerimonia ufficiale ha sancito la conclusione delle complesse operazioni di recupero strutturale e architettonico, come riporta il comunicato di Marco Baruffi – Comune di Città di Castello. I lavori hanno interessato l’area compresa tra la storica porta di accesso e l’istituto scolastico statale intitolato a Plinio il Giovane. Il finanziamento statale, erogato direttamente dal Ministero della Cultura, ha trovato concreta attuazione grazie all’impegno operativo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria. L’evento ha visto la partecipazione delle massime autorità cittadine, dei rappresentanti delle istituzioni scolastiche e di numerose associazioni locali, a testimonianza del profondo legame tra la cittadinanza e questo specifico monumento simbolo dell’identità collettiva.
Un recupero atteso tra storia e identità locale
La fine del cantiere regala una nuova veste estetica e monumentale al cuore pulsante del comune umbro. Questo specifico intervento non si è limitato alla semplice messa in sicurezza, ma ha consentito la riapertura ufficiale del pomerio interno. Il suggestivo percorso pubblico si snoda lungo i grandi archi di sostruzione, i quali sono stati interamente ripuliti e consolidati. Durante le ore notturne, un moderno impianto di illuminazione valorizzerà i dettagli geometrici della pietra serena, garantendo una camminata suggestiva ai visitatori e ai residenti. Il primo cittadino Luca Secondi ha espresso grande soddisfazione durante la cerimonia, evidenziando come la riqualificazione rappresenti un tassello decisivo in una strategia più ampia di valorizzazione del nucleo storico, supportata negli anni da ingenti risorse economiche.
Il ruolo della Soprintendenza e le fasi del progetto
L’eccellente coordinamento tecnico è stato l’elemento chiave per il successo dell’intera operazione edilizia. La soprintendente Francesca Valentini ha rimarcato l’orgoglio dell’ente nel riconsegnare un bene così prezioso alla fruizione pubblica, operando secondo i più rigidi standard della conservazione e della manutenzione scientifica. Dal punto di vista cronologico, il percorso burocratico ha preso il via ufficiale nel 2018 con lo stanziamento ministeriale, per poi concretizzarsi nella progettazione esecutiva a partire dal 2020. Successivamente, la direzione dei lavori è stata affidata all’architetto Florian Castiglione, il quale ha guidato la complessa procedura di appalto e la successiva esecuzione sul campo. I lavori, iniziati ufficialmente a metà febbraio del 2024, si sono conclusi nel marzo del 2026 nel pieno rispetto dei tempi preventivati.
Le scoperte archeologiche e il camminamento di ronda
Le indagini sul campo hanno riservato importanti sorprese agli addetti ai lavori, arricchendo la conoscenza della storia urbana locale. Nel tratto più impervio, situato nei pressi del bastione, gli operai hanno affrontato gravi criticità strutturali dovute alla pressione interna del terreno e all’azione distruttiva delle radici degli alberi. La rimozione di una massa di terra alta oltre due metri ha permesso di riscoprire l’antico camminamento di ronda originario. Questa antica via di pattugliamento rimarrà ora visibile dal bastione principale, restando accessibile esclusivamente per gli interventi periodici di manutenzione logistica. Inoltre, le puliture hanno svelato elementi superstiti di un prezioso marcapiano sagomato a forma di toro, che anticamente divideva la sezione inferiore a scarpa da quella superiore verticale.
Ottimizzazioni economiche per un progetto ampliato
L’attenta gestione dei fondi a disposizione ha generato economie di spesa che i tecnici hanno immediatamente reinvestito sul posto. Questo virtuoso meccanismo finanziario ha permesso di estendere l’area di intervento ben oltre i confini stabiliti nel contratto iniziale. I restauratori hanno così potuto lavorare anche sul fronte murario adiacente all’ingresso del liceo statale, dove la vegetazione infestante aveva parzialmente occultato le strutture antiche. Le maestranze hanno operato su entrambi i lati della cortina, affrontando i danni causati da alcuni rifacimenti incongrui realizzati in mattoni nel secondo dopoguerra. Le porzioni degradate di queste vecchie fodere esterne sono state rimosse, preservando unicamente le ammorsature strutturali che oggi creano un ritmo visivo geometrico molto particolare sotto la luce radente.
Il piano complessivo degli investimenti sulle mura urbiche
L’inaugurazione odierna si inserisce in un quadro programmatico di lunghissimo termine iniziato oltre un ventennio fa. La determinazione delle diverse amministrazioni comunali ha consentito di intercettare progressivamente risorse per un valore totale che supera i sei milioni di euro. La grande opera di recupero della cinta fortificata ha preso il via nel lontano 2003 con il primo cantiere nella zona del Cassero, finanziato per oltre un milione e duecentomila euro. Successivamente, gli interventi si sono spostati nel 2006 nei pressi dell’ex sede della Comunità Montana e nel 2008 nell’area della stessa porta di San Giacomo. Il programma è proseguito nel 2009 nella zona dei Frontoni grazie ai fondi del Contratto di Quartiere, per poi toccare Porta Santa Maria Maggiore nel 2015 e la facciata di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio nel 2021.
Tecnologia led per la valorizzazione notturna
L’elemento tecnologico di spicco è costituito dal nuovo impianto di illuminazione pubblica progettato per esaltare la tridimensionalità della pietra. I tecnici hanno posizionato corpi illuminanti a led ad alta efficienza energetica, incassandoli direttamente nel terreno lungo il perimetro esterno ed interno. Questa scelta metodologica garantisce la massima continuità visiva con le soluzioni illuminotecniche già adottate dal comune negli altri tratti della cerchia muraria. La luce dal basso proietta ombre calcolate sulle superfici irregolari, mettendo in evidenza la natura eterogenea dei materiali costruttivi medievali. Di conseguenza, il monumento si trasforma in un elemento scenografico di pregio, migliorando sensibilmente la sicurezza urbana e l’attrattività turistica delle aree limitrofe durante le ore serali.
Professionisti e imprese per la tutela del patrimonio
La realizzazione di un’opera di tale portata ha richiesto l’attivazione di una squadra multidisciplinare di altissimo livello professionale. Le operazioni di consolidamento strutturale sono state eseguite dalla ditta specializzata Pelucca Samuele, mentre l’impiantistica tecnologica ha visto l’impegno della ditta Chiocci Impianti. Nel corso degli anni, diverse figure della Soprintendenza si sono avvicendate nel ruolo di responsabili del procedimento, a partire dall’architetto Spartaco Capannelli fino al geometra Francesco Martellini. Lo staff di progettazione ha visto la collaborazione scientifica di archeologi e geometri interni all’amministrazione dei beni culturali. Infine, esperti esterni hanno curato la consulenza statica, la sicurezza sul lavoro e la contabilità operativa, documentando ogni singola fase del restauro attraverso una dettagliata campagna fotografica specialistica.

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