Ricordo di Norma Cossetto: San Giustino nega lo spazio

Ricordo di Norma Cossetto: San Giustino nega lo spazio

Il comune di San Giustino respinge la mozione tra polemiche

CITTÀ DI CASTELLO, 2 marzo 2026 – A pochi giorni dalla celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, il dibattito politico e civile in Alta Valle del Tevere si infiamma attorno alla figura di Norma Cossetto. Due amministrazioni geograficamente vicine hanno preso decisioni diametralmente opposte sulla gestione della memoria storica, scatenando la reazione immediata del Comitato 10 Febbraio. Mentre il consiglio comunale di Città di Castello ha scelto di onorare la giovane martire istriana, la vicina San Giustino ha alzato un muro, respingendo la proposta di dedicarle uno spazio pubblico, che fosse una strada o una piazza.

Il contrasto istituzionale tra due comuni limitrofi

La discrepanza nelle scelte amministrative appare evidente osservando i verbali delle ultime sedute. A Città di Castello, la mozione presentata dalle opposizioni ha trovato una convergenza unanime, portando l’intera assise a riconoscere il valore di Norma Cossetto quale testimone di coraggio. Questa decisione è stata accolta con grande favore dai rappresentanti del Comitato 10 Febbraio, che vedono in questo gesto un passo fondamentale verso una memoria condivisa e priva di pregiudizi ideologici. Al contrario, la seduta di febbraio nel Comune di San Giustino ha sancito una chiusura netta. La richiesta dei consiglieri di minoranza è stata bocciata, lasciando aperta una ferita nel tessuto civile della comunità locale e rinfocolando tensioni mai sopite.

Il martirio di Norma tra violenza e amor patrio

Ripercorrere la storia di Norma Cossetto significa immergersi in una delle pagine più buie del confine orientale italiano. Studentessa universitaria con il sogno dell’insegnamento, Norma rappresentava la modernità e l’indipendenza femminile degli anni Quaranta. La sua colpa, agli occhi dei partigiani titini che la prelevarono nel settembre del 1943, fu quella di non rinnegare le proprie radici e la propria famiglia. Dopo giorni di prigionia, fu sottoposta a torture indicibili e violenze di gruppo, per poi essere gettata ancora viva nel baratro di una foiba a Villa Surani. Questo tragico epilogo non è solo un fatto di cronaca bellica, ma un monito contro la brutalità che colpisce il corpo delle donne come strumento di guerra e sopraffazione politica.

Una memoria necessaria contro l’indifferenza odierna

Il Comitato 10 Febbraio si interroga con forza sulle ragioni che, nel 2026, spingono ancora alcune istituzioni a temere la celebrazione di una giovane donna insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile. Non si tratta di una questione di parte, ma di un atto di riparazione verso migliaia di esuli istriani, fiumani e dalmati che furono costretti ad abbandonare le proprie case. La scelta di San Giustino viene letta come un’occasione persa per dimostrare una maturità democratica capace di andare oltre le vecchie appartenenze. L’appello lanciato al Sindaco e alla giunta sangiustinese è quello di una profonda riflessione interna, affinché il diniego possa trasformarsi in un gesto di accoglienza e di rispetto per la verità storica.

L’8 marzo come ponte tra passato e presente

L’imminenza della Festa della Donna carica questo dibattito di un significato ulteriore, come riporta il comunicato del Comitato del 10 febbraio – Umbria – Raffaella Rinadi.

Onorare Norma Cossetto oggi significa anche denunciare ogni forma di femminicidio e di abuso, contestualizzando il suo sacrificio all’interno della lotta universale per la dignità femminile. Il Comitato ribadisce che il cammino della memoria non deve essere divisivo, ma deve servire a restituire un’identità a chi è stato dimenticato per troppo tempo. L’obiettivo resta quello di costruire, insieme a tutte le amministrazioni dell’Umbria, un percorso culturale che riconosca nelle vittime delle foibe un pezzo irrinunciabile della storia nazionale, garantendo loro quel diritto al pianto e al ricordo che per decenni è stato negato.

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