L’originale appello delle rugbsite di Città di Castello

L'originale appello delle rugbsite di Città di Castello

L’originale appello delle rugbsite di Città di Castello
Una squadra di rugby femminile dai 18 a 35 anni

L’originale appello delle rugbsite di Città di Castello a mettere in piedi una squadra per partecipare alla Coppa Italia e nel giro di due anni puntare in alto alla massima serie -«Ragazze vi aspettiamo, la nostra è una realtà che deve crescere, noi abbiamo dato il via ora ci serve aiuto e rinforzi in squadra», dicono in coro Elisa, Federica, Gloria, Eleonora, Matilde, Martina, Noemi, Giulia e Andrea, per ora, le nove atlete della costituenda squadra di rugby femminile che fa capo al Città di Castello Rugby.

Elisa, Federica, Gloria, Eleonora, Matilde, Martina, Noemi, Giulia e Andrea, sono per ora, nove atlete della costituenda squadra di rugby femminile a Città di Castello, con un sogno nel cassetto sportivo e sociale, quello di raddoppiare almeno le adesioni per poter partecipare alla Coppa Italia di categoria a maggio e nel giro di due anni mettere in piedi una “rosa” competitiva per tentare la scalata ai campionati che contano fino alla serie A. Non è finita qui.

Le “ragazze” della compagine di rugby femminile, dai 18 a 35 anni, che fa capo al Città di Castello Rugby, vogliono sfatare con i fatti, stereotipi e luoghi comuni sulla pratica di questo glorioso sport per il gentil sesso ed appannaggio solo dei colleghi.

«Il rugby è un bellissimo sport alla portata di tutti, dove il gruppo fa la differenza e i valori di lealtà, rispetto dell’avversario e delle regole in campo e fuori sono alla base del gioco che ci rende felici», dichiara Elisa Leonardi, a nome delle compagne di squadra al termine di un allenamento sotto la supervisione dell’attento e preparato coach, Alessandro Gori, una “vecchia gloria” del rugby che ha deciso di condividere fin da subito questa loro avventura.

«Ragazze vi aspettiamo, la nostra è una realtà che deve crescere, noi abbiamo dato il via ora ci serve aiuto e rinforzi in squadra», prosegue Elisa mentre indossa con orgoglio accanto alle altre atlete, la bellissima maglia realizzata dall’artista, Andrea Lensi, la prima maglia da rugby in Italia a favore della sportività e contro il razzismo, una divisa che è stata il manifesto dell’impegno per una pratica agonistica etica, dentro e fuori dal campo di gioco, dal Città di Castello Rugby.
Il disegno della mischia “ruck” non è solo un insieme di giocatori che lottano fisicamente sul campo, è un tributo alla solidarietà e alla contaminazione positiva. Alla fine della scorsa estate, dopo alcuni incontri, si è infatti concretizzata l’idea di creare una compagine di rugby femminile, dai 18 a 35 anni, che fa capo al Città di Castello Rugby ( per ora una decina di ragazze).
Tanta la volontà di dar luogo a questo progetto, iniziando con il primo allenamento a metà settembre 2023.
«Ai due appuntamenti settimanali del martedì e venerdì, hanno risposto un gruppo di aspiranti rugbiste pieno di voglia ed entusiasmo con i primi approcci e allenamenti al rugby nella nostra struttura in via Bartali, alle porte della città», precisa Alessandro Gori, coordinatore tecnico della squadra.

«Al momento siamo circa dieci, siccome si gioca in sette effettivi cerchiamo almeno di raddoppiare questo numero per poter avere più chanche e giocare in modo corretto ed effettuare gli allenamenti e in prospettiva futura per partecipare ai campionati nazionali che si giocano in 15».

Con determinazione, voglia ed impegno, si è via via formato il “gruppo” fulcro di ogni progetto sociale e sportivo. Raggiunto un buon livello di condizione tecnica ed atletica, abbiamo iniziato a confrontarci con altre squadre.

La prima uscita della squadra si è tenuta a Forlì, un allenamento congiunto e partita, con la locale formazione femminile del Forlì Rugby 1979, il primo di un programma di incontri di preparazione per partecipare alla prossima Coppa Italia Seven 2024. Tale manifestazione si disputerà in tarda primavera, al termine del campionato nazionale femminile di serie A. “Chiunque voglia approcciare questa disciplina, voglia provare ad essere parte di un gruppo che ha nella lealtà, nel rispetto delle regole del gioco verso compagne ed avversarie, le sue caratteristiche fondamentali di un altissimo valore d’inclusivita’ , può tranquillamente e liberamente accedere alla struttura, (Rugby Città di Castello ASD, internet)”, conclude il coach. Gori.

Anche le istituzioni, comune in testa, plaudono ad una iniziativa di grande valore ed esempio non solo sportivo ma anche sociale ricordando che “l’amministrazione comunale investirà circa 118 mila euro per attrezzare lo stadio del rugby cittadino con un moderno sistema di illuminazione.

«Un salto di qualità che ci voleva per un impianto cresciuto di pari passo con l’espansione nel nostro territorio di un movimento sportivo che, grazie al Città di Castello Rugby, si è diffuso soprattutto tra i giovani, trasmettendo alla comunità tifernate la passione per una disciplina antica e affascinante, e si è caratterizzato per una forte e riconoscibile impronta sociale», sottolineano il sindaco Luca Secondi e l’assessore ai Lavori Pubblici e allo Sport Riccardo Carletti.

Lo stadio del rugby è una struttura funzionale e di qualità, che suscita l’ammirazione sincera di tutte le squadre che vengono a giocare a Città di Castello e che negli anni ha fatto da cornice a tante belle iniziative di carattere sociale. Tra queste, nel 2016, l’esperienza senza precedenti in Umbria e in Italia del “Progetto Terzo Tempo”, con i membri del gruppo Altotevere Stefano Bianconi dell’Associazione Italiana Persone Down-onlus che in occasione di ogni gara casalinga della squadra tifernate servivano a tavola nell’abituale riunione conviviale di giocatori e tecnici della squadra avversaria. Una originale opportunità dei veri “tifosi speciali” di rendersi utili e mostrare la precisione e l’accuratezza nel fare le cose, insieme alla loro contagiosa allegria, in un inedito incontro con lo sport all’insegna dell’abbattimento delle barriere culturali. Un’altra memorabile testimonianza di sensibilità sociale fu poi quella del Natale del 2019, quando la mano di un artista, Andrea Lensi, firmò la prima maglia da rugby in Italia a favore della sportività e contro il razzismo, una divisa che è stata il manifesto dell’impegno per una pratica agonistica etica, dentro e fuori dal campo di gioco, dal Città di Castello Rugby.

Il Città di Castello Rugby è nato nel 2003 grazie alla passione del suo ideatore Marco Notarianni e di un gruppo di amici- oggi conta oltre 100 tesserati in tutte le categorie, dalla under 6 alla seniores, fino al settore femminile, che quest’anno è partito con questo interessante progetto.
Dai primi allenamenti nei vari campetti reperiti in città, vagando tra la Casella, l’Istituto Agrario, il Centro Belvedere, fino alla prima sistemazione stabile al campo di Pescidoro, la società ha via via preso consistenza, crescendo nei numeri e nella qualità.

Oggi, quella che poteva sembrare una scommessa azzardata può considerarsi vinta: quel primo gruppo di appassionati e di curiosi è diventato una società solida, protagonista a pieno diritto del panorama rugbistico italiano, con le varie formazioni del Città di Castello Rugby conosciute e apprezzate in tutte le competizioni cui partecipano, e con un impianto tra i più belli dell’intero centro Italia, realizzato in collaborazione e sinergia con l’Amministrazione comunale, una struttura funzionale e di qualità, che suscita l’ammirazione sincera di tutte le squadre che vengono a giocare.

E’ stata attivata una attività di tutoraggio ed assistenza della nuova società Centauri Rugby che ha avviato la sua attività a Sansepolcro, come polo di riferimento per la parte toscana dell’Alta valle del Tevere.

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