Nuove intese Chiesa–Stato per migranti in Umbria, spinta all’integrazione
Il 23 dicembre la Prefettura di Perugia e le Diocesi di Città di Castello e di Gubbio hanno sottoscritto due convenzioni biennali per potenziare l’accoglienza dei migranti richiedenti protezione internazionale ospitati nelle strutture del territorio provinciale. I documenti, firmati dal prefetto Francesco Zito e dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, definiscono un quadro operativo stabile che punta ad aumentare posti disponibili, qualità dei servizi e percorsi di integrazione nelle comunità locali.
Le intese locali si inseriscono nel solco dell’Accordo quadro siglato a livello nazionale tra il Ministero dell’Interno e la Conferenza Episcopale Italiana, che promuove collaborazioni sistematiche tra prefetture ed enti ecclesiastici per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. In questa prospettiva, le diocesi di Città di Castello e Gubbio si impegnano a mettere a disposizione, anche a titolo oneroso, immobili di loro proprietà, da adeguare e destinare all’ospitalità dei migranti in coordinamento con l’Ufficio territoriale del Governo di Perugia.
Secondo la Prefettura, la sottoscrizione delle convenzioni rappresenta un ulteriore tassello di collaborazione istituzionale in un’area – quella dell’Alta Valle del Tevere e dell’Eugubino – dove da tempo è attiva una rete di interventi condivisi sul fenomeno migratorio. L’obiettivo dichiarato è governare in modo continuo e regolato i flussi, evitando soluzioni emergenziali e frammentarie e puntando su una programmazione a medio periodo dei servizi di accoglienza.
Il vescovo Paolucci Bedini ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, richiamando l’esperienza delle strutture già attive nelle due diocesi, considerate una testimonianza concreta di accoglienza e prossimità verso persone in fuga da guerre, povertà o persecuzioni. In quest’ottica, le nuove convenzioni vogliono consolidare una rete di luoghi che non siano solo spazi abitativi, ma contesti di relazione, apprendimento linguistico e integrazione lavorativa, favorendo un rapporto sempre più stretto tra migranti e comunità parrocchiali e civili.
La scelta di coinvolgere maggiormente il patrimonio immobiliare ecclesiastico risponde anche all’esigenza pratica di individuare in tempi rapidi strutture idonee, distribuite sul territorio, capaci di alleggerire la pressione sui centri più grandi e di favorire una dislocazione diffusa dell’accoglienza. Il modello proposto punta su piccoli numeri per singola struttura, percorsi personalizzati e un costante raccordo tra servizi sociali, associazionismo e realtà ecclesiali, con monitoraggi periodici sui risultati in termini di inclusione sociale.
Le convenzioni, della durata di due anni, potranno essere rinnovate e aggiornate in base all’andamento dei flussi e ai bisogni che emergeranno, anche alla luce degli strumenti nazionali in evoluzione in tema di corridoi umanitari, protezione internazionale e presa in carico delle persone più vulnerabili. In questo quadro, la Prefettura di Perugia rivendica il ruolo di cabina di regia istituzionale, mentre le diocesi consolidano la loro funzione di presidio di prossimità sul territorio, nella convinzione che una accoglienza ordinata sia la via per ridurre tensioni sociali e favorire percorsi di cittadinanza attiva.

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