Scuole medie, cresce la tensione a Città di Castello per il rinvio
CITTÀ DI CASTELLO, 16 febbraio 2026 – La tensione intorno al riassetto della rete scolastica nel territorio tifernate ha raggiunto un punto di non ritorno. Dopo una partecipazione di massa all’ultima assemblea pubblica, le famiglie degli studenti hanno rotto gli indugi, chiedendo alla politica non più promesse verbali, ma documenti amministrativi inoppugnabili. Il focus della protesta non riguarda solo la logistica, ma la tenuta stessa della qualità educativa di fronte a decisioni che sembrano ignorare la realtà dei fatti.
La vicenda della Scuola Media “Dante Alighieri” resta la ferita aperta nel cuore della comunità. Nonostante i recenti colloqui tra il primo cittadino Luca Secondi e il vertice del Ministero dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, i genitori non nascondono il proprio scetticismo. Sebbene le rassicurazioni dell’Assessore regionale Fabio Barcaioli sull’arrivo di nuovi fondi siano state accolte come un segnale di apertura, manca ancora quel “sigillo” formale che trasforma l’intenzione in cantiere. La comunità scolastica è stanca di annunci: dopo due anni di paralisi causati dalle inadempienze contrattuali della ditta selezionata da Invitalia, si pretendono coperture finanziarie blindate e un calendario dei lavori che sia pubblico, trasparente e, soprattutto, verificabile passo dopo passo.
Il nodo del contendere si sposta poi sul fronte del dimensionamento scolastico definitivo. Per i rappresentanti dei genitori, procedere a una riorganizzazione strutturale mentre un intero istituto è ancora “senza casa” è una forzatura logica prima ancora che politica. La specificità di Città di Castello, con una scuola media frammentata e ospitata in sedi provvisorie, avrebbe dovuto spingere le autorità a concedere una sospensiva. Non averlo fatto significa, secondo le famiglie, scaricare le inefficienze della macchina centrale direttamente sulle spalle dei ragazzi e dei docenti, costretti a operare in un contesto di incertezza che mina la continuità didattica costruita con fatica negli anni.
In questo scenario, il sostegno al ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) promosso dal Comune diventa un atto di resistenza civile. I genitori hanno annunciato che si affiancheranno legalmente all’ente locale per ribadire che la scuola non può essere trattata come un freddo foglio di calcolo. La richiesta è chiara: ristabilire un criterio di ragionevolezza che tenga conto delle sofferenze logistiche del territorio. Al contempo, il comitato dei genitori ha voluto lanciare un monito contro ogni forma di sciacallaggio politico: la scuola è un bene collettivo e non deve diventare un palcoscenico per campagne elettorali o rivendicazioni tardive da parte di chi, nel momento del confronto pubblico, è risultato assente.
Un punto cruciale della mobilitazione riguarda la futura configurazione degli istituti. Se il dimensionamento deve avvenire, deve seguire principi di equità assoluta. Non si può guardare solo ai numeri dell’accorpamento Alighieri-Pascoli, ma serve un equilibrio che coinvolga anche il Primo e il Secondo Circolo didattico. Trasformare questa emergenza in una condizione strutturale senza aver prima posato la prima pietra della nuova “Dante Alighieri” è un rischio che la comunità non è più disposta a correre.

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