L’omaggio di Moira Lena Tassi alla terra e alle radici umbre
Moira Lena Tassi, artista e tartufaia di Città di Castello, porta a Bologna la narrazione emozionale di una storia familiare e di territorio, attraverso l’esposizione dell’opera “Il peccato più prelibato” nel celebre ristorante Franco Rossi. La tela ad olio narra, con intensità delicata, un viaggio che abbraccia memoria e tradizione, collegando la cultura del tartufo al mito biblico reinterpretato con ironia: il tartufo bianco prende il posto del frutto proibito, avvolgendo la scena di desiderio e piacere nella cornice contemporanea di una radicata cultura locale.
I protagonisti del quadro sono Giacomo e Agnese, giovani, innamorati, alle prese con la metafora del peccato, ma anche custodi di una passione trasmessa di generazione in generazione. Giacomo, ventitreenne, discende da una stirpe di tartufai: il nonno Gabrio, avventuriero dei boschi e “cercatore” esperto, ha lasciato il segno nei paesi dell’Alta Valle del Tevere, con storie di tartufi rari e viaggi. Ma la tradizione non si ferma al passato; Giacomo oggi trasmette ad Agnese la curiosità e l’amore per questa antica arte, accompagnato dal fedele Lapo.
La famiglia Tassi incarna la simbiosi tra uomo e natura. Gli episodi dei lagotti Luna e Duca, la pratica della cerca e cavatura, la delicatezza del gesto, sono ritualità che intrecciano generazioni, passando dall’avo Artemio Smacchia (Veterano dei Tartufai nel 1980), alla figlia Mirella, al genero Gabrio, a Moira Lena, fino a Giacomo. Il ricordo del nonno – con il suo basco, la pipa e i chilometri percorsi a piedi, l’accoglienza dei cani randagi e la pazienza nel lavoro – si riflette nell’emotività della ricerca, come atto d’amore verso la terra.
Il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Città di Castello, nato dalla Mostra Mercato del 1980, oggi festeggia 45 anni e rappresenta un momento cardine per la comunità locale. Moira Lena Tassi sottolinea l’orgoglio, come artista e come tifernate, di far parte di una tradizione che unisce memorie e futuro creativo. L’attesa della manifestazione è vissuta con entusiasmo e gratitudine: partecipare come artista tartufaia è anche un omaggio ai sogni e ai sacrifici del nonno, ai compagni d’avventura a quattro zampe, alle storie di famiglia tramandate e mai dimenticate.
La fonte, evidenziata nel comunicato di Moira Lena Tassi, emerge nell’opera con un sguardo umano che neutralizza qualsiasi artificio: ogni pennellata racconta la bellezza fragile del tartufo, l’incontro tra arte e vita, il mistero del mito che si rinnova in ogni stagione nei boschi tra Umbria e Marche. Nel racconto dell’artista, la tradizione diventa esperienza condivisa, la memoria si trasforma in narrazione viva: amore, desiderio e radici muovono le mani e il cuore di chi cerca, crea, trasmette.
Oggi a Bologna, nel cuore della città, la storia del tartufo trova una nuova cornice. L’arte di Moira Lena Tassi, ispirata a Raffaello e alla sua terra, mostra come il “peccato più prelibato” sia in realtà il simbolo di una ricchezza universale, oro dell’Alta Valle del Tevere, ponte tra passato e futuro. Senza alcun artificio, la passione si rinnova nella tela, nell’abbraccio selettivo del bosco, nella voce autentica di chi vive la terra come dono.

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