Al via il progetto Forma Urbis per educare alla bellezza urbana
CITTÀ DI CASTELLO, 27-02-2026 – Il futuro delle nostre città passa attraverso lo sguardo dei più piccoli. Con questa premessa ha preso ufficialmente il volo la seconda edizione di “Forma Urbis: la città che siamo”, un’iniziativa pedagogica d’avanguardia che mira a trasformare gli studenti delle scuole primarie in veri e propri “esploratori urbani”. Il primo appuntamento si è tenuto presso il plesso di Promano, coinvolgendo con entusiasmo le classi quarte delle scuole di San Secondo e della frazione ospitante. Promosso dall’associazione libera Architetti nell’Altotevere, il percorso si pone l’obiettivo di decodificare la complessità dell’architettura cittadina, rendendo accessibili concetti spesso riservati agli addetti ai lavori e trasformando il tessuto urbano in un’aula a cielo aperto.
Il cuore pulsante del progetto è il centro storico di Città di Castello, analizzato non come un insieme statico di monumenti, ma come un “organismo” vibrante e in continua mutazione. Gli esperti guidano i giovani alunni alla scoperta dell’evoluzione urbana, insegnando loro a riconoscere come le stratificazioni secolari abbiano plasmato l’identità del territorio. L’approccio non è puramente nozionistico: si punta a stimolare una percezione sensoriale e simbolica dello spazio, aiutando i bambini a distinguere le emergenze storico-architettoniche che hanno resistito al tempo e a comprendere il valore del paesaggio urbano come bene comune da preservare con cura e consapevolezza. Imparare a vedere ciò che è invisibile all’occhio distratto diventa così il primo passo per una cittadinanza attiva e responsabile.
L’iniziativa vanta un impatto sociale rilevante, coinvolgendo circa 250 giovanissimi alunni appartenenti al Primo Circolo Didattico “San Filippo” e alla Direzione Didattica Secondo Circolo “Pieve delle Rose”. Il programma è rigorosamente differenziato per fasce d’età: per le classi quarte sono previste lezioni teoriche sul rapporto tra “pieni” (gli edifici costruiti) e “vuoti” (le piazze e le strade), culminando in una spettacolare caccia al tesoro didattica tra i vicoli della città murata. Questo strumento ludico permette ai partecipanti di applicare sul campo le competenze acquisite, imparando a leggere i messaggi nascosti nelle facciate e negli scorci urbani, coltivando così un senso critico verso la bellezza e il decoro pubblico, elementi essenziali per la qualità della vita collettiva.
Per gli studenti delle classi quinte, il percorso evolve in un laboratorio attivo di rielaborazione dell’esperienza vissuta. Qui la percezione della città viene filtrata attraverso la sensibilità individuale, permettendo agli alunni di reinterpretare il tessuto cittadino secondo il proprio vissuto quotidiano e le proprie emozioni. Si parla di spazio sociale, di prossimità e di come il costruito influenzi profondamente le relazioni umane e l’inclusione. Questa fase è fondamentale per far capire che l’architettura non è fatta solo di mattoni e cemento, ma di persone e di funzioni che rendono un luogo accogliente o ostile. Il lavoro svolto in classe diventa così un esercizio di progettazione partecipata, stimolando nei bambini il desiderio di immaginare la città del domani partendo dalle radici del passato.
Quest’anno “Forma Urbis” compie un importante salto di qualità, inserendosi ufficialmente nel solco del prestigioso programma nazionale “Abitare il Paese: la scuola oltre la scuola per la città della prossimità”. L’iniziativa è patrocinata con forza dal Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Conservatori (CNAPPC) e dall’Ordine degli Architetti di Perugia, giungendo alla sua ottava edizione su scala italiana.

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