Quote rosa, a Castello e già battaglia in giunta
da Andrea Lignani Marchesani
La Legge 56/2014 impone la presenza di persone di sesso diverso per almeno il 40% nei Comuni sulla cui fascia di popolazione insiste Città di Castello. Tradotto, la nuova Giunta comunale dovrà avere almeno tre esponenti di sesso femminile pena la decadenza degli atti di Giunta adottati in caso di ricorso. Premetto che reputo assolutamente delirante una Legge che impone quote e che limita la libertà di un Sindaco nelle scelte e nel rispetto del risultato elettorale. Ma le Leggi vanno rispettate ed anche a Città di Castello non si può fare eccezione.
Di fatto tra Bettarelli, Secondi, Alcherigi, Massetti e Carletti uno è di troppo ed equilibri già precari rischiano di saltare. Ne aiuta, al contrario di quello che si pensa, la recente sentenza del Consiglio di Stato 4626/15 in cui si dice a chiare lettere che non si deroga alla norma se non per “oggettiva impossibilità” con onere della prova a carico del Sindaco; la medesima sentenza infatti reputa assolutamente insufficienti per derogare le lettere di rinuncia da parte di alcune donne all’incarico assessorile.
Da ultimo, nel pieno rispetto delle prerogative del Sindaco non vorremmo una interazione troppo forte tra politica ed altri corpi strategici della Città. Largo quindi alle competenze e ovviamente ai risultati elettorali ma attenzione a diversificare professionalità evitando concentrazioni di potere che potrebbero ridurre il margine di autonomia della politica.

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