Omicidio stradale Moise Bama e depistaggio, 71enne sotto accusa

Omicidio stradale Moise Bama e depistaggio, 71enne sotto accusa

Indagini a Perugia ricostruiscono la fuga dopo l’impatto

Omicidio stradale Moise Bama – Il quadro investigativo che si sta consolidando nelle ultime ore descrive un’azione rapida, violenta e seguita da un tentativo di depistaggio, secondo gli inquirenti, dopo l’investimento mortale avvenuto sul raccordo Perugia-Bettolle. La vittima, Moise Bama, 46 anni, residente a Chianciano Terme e molto conosciuto nel volontariato locale, è morto in ospedale a Perugia dopo un giorno di agonia. Le lesioni riportate nell’impatto non gli hanno lasciato scampo.

La ricostruzione della fuga sulla superstrada

Le indagini della polizia Stradale hanno preso una direzione precisa grazie alla testimonianza di un automobilista che, martedì sera, avrebbe notato modello e colore del veicolo coinvolto nell’investimento. Un dettaglio ritenuto decisivo, che ha permesso agli investigatori di risalire rapidamente al proprietario dell’auto, una Dacia poi ritrovata nel parcheggio dell’Eurospin di Magione con evidenti segni compatibili con l’urto.

L’uomo, un 71enne residente a Magione, ex poliziotto con una carriera priva di contestazioni, avrebbe negato fin da subito di trovarsi alla guida al momento del sinistro. Agli agenti avrebbe riferito di essere stato vittima di un furto avvenuto poche ore prima a Passignano sul Trasimeno, dove si trovava con la compagna. Una versione che gli inquirenti considerano oggi una messinscena costruita per allontanare i sospetti.

Il presunto depistaggio e la contestazione di nuovi reati

Secondo quanto ricostruito, il 71enne avrebbe raccontato di aver lasciato l’auto aperta e con le chiavi inserite, per poi non trovarla più al suo ritorno. Avrebbe inoltre dichiarato di essere rientrato a casa in taxi. Una narrazione che, alla luce degli elementi raccolti, la Procura ritiene incongruente e finalizzata a simulare un reato.

Il pubblico ministero Maria Chiara Vedovato ha infatti contestato all’indagato, oltre ai reati già ipotizzati – omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga – anche la simulazione di reato, ritenendo che il racconto del furto sia stato costruito per sviare l’indagine. La compagna dell’uomo, anche lei con un passato lavorativo in questura, è stata ascoltata come persona informata sui fatti.

La vittima e il contesto umano della tragedia

Moise Bama, originario dell’Africa occidentale e in Italia da circa dieci anni, era un lavoratore stimato in un’azienda vitivinicola del Senese e un volontario attivo nella Croce Verde di Chianciano. Nel calcio dilettantistico locale era un punto di riferimento della Virtus Chianciano, che in queste ore lo ricorda come un uomo generoso e sempre disponibile.

La sua morte ha scosso profondamente la comunità, che ora attende l’esito degli accertamenti disposti dalla Procura di Perugia. La salma resta a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli approfondimenti necessari a definire ogni dettaglio della dinamica.

Un’indagine che punta a chiarire ogni passaggio

Gli investigatori stanno completando gli ultimi riscontri tecnici sulla vettura e sulle immagini di videosorveglianza raccolte tra Passignano, Magione e il tratto di superstrada teatro dell’incidente. L’obiettivo è consolidare una ricostruzione che, secondo la Procura, appare già coerente e supportata da elementi oggettivi.

Il caso, che ha colpito l’opinione pubblica per la gravità dei fatti e per il presunto tentativo di depistaggio, resta ora nelle mani degli inquirenti, impegnati a definire con precisione ogni responsabilità.

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