Il centro storico aiuta i cani anziani a Città di Castello

Il centro storico aiuta i cani anziani a Città di Castello

Solidarietà e commercio uniti per i quattro zampe

Le vetrine del centro storico si trasformano in un veicolo di speranza per sostenere le adozioni dei cani più fragili. Da questa mattina, in numerose attività commerciali del cuore cittadino, accanto alle ultime novità della moda e dell’artigianato, campeggiano locandine speciali. Ritraggono i “nonni” del canile, quegli animali che per l’età avanzata rimangono troppo spesso invisibili, ma che conservano un patrimonio di affetto inesauribile da offrire. Si tratta di una campagna originale, promossa con passione dalle volontarie dell’Enpa, che ha trovato una risposta immediata e calorosa tra i commercianti locali, come riferisce il comunicato di Giorgio Galvani – Comune di Città di Castello.

Da Corso Vittorio Emanuele fino alle piazze principali, tra calzature, libri e profumi, spuntano i volti di Blanco, Igor, Faldo e molti altri. Sono solo alcuni dei 120 ospiti del canile comprensoriale di Mezzavia di Lerchi, una struttura che vive della sinergia tra volontari, istituzioni comunali e il servizio veterinario dell’Usl Umbria 1. L’idea di portare la realtà del canile dentro i luoghi della quotidianità è stata ideata da Rosa Gatto e Valentina Bastianoni, responsabili della gestione, con l’obiettivo di abbattere le barriere del pregiudizio legato all’età degli animali.

Il Consorzio Pro Centro ha abbracciato il progetto senza esitazioni. Il presidente Flavio Benni ha espresso profondo orgoglio per l’adesione dei suoi colleghi, sottolineando come ospitare la storia di un animale sia un gesto semplice ma capace di cambiare radicalmente un destino. La campagna è totalmente gratuita: non vengono richieste donazioni in denaro, ma solo uno spazio di visibilità. Trasformare una vetrina in uno strumento di sensibilizzazione significa dare una voce a chi non l’ha mai avuta, trasformando il momento dello shopping in un’occasione di riflessione civile. L’umanità dell’iniziativa emerge chiaramente anche dal vissuto personale di chi la promuove. Lo stesso Benni ha raccontato la sua esperienza con tre cani adottati al canile, tra cui una piccola mascotte di 17 anni e Lola, una cagnolina che ha recuperato la vista grazie a cure amorevoli. Queste testimonianze servono a rassicurare i futuri proprietari: adottare un cane anziano non è un onere, ma un dono reciproco che arricchisce la vita domestica con una gratitudine che solo un animale che ha conosciuto l’abbandono può manifestare.

Gli assessori Letizia Guerri e Mauro Mariangeli hanno lodato il coraggio e la creatività delle volontarie, evidenziando come l’integrazione tra commercio e sociale sia il punto di partenza per una gestione moderna delle strutture di accoglienza. Portare il canile “fuori dal canile” è la chiave per rendere la struttura di Lerchi un luogo aperto e conosciuto, favorendo un riscatto reale per quegli animali che hanno trascorso troppi anni dietro le sbarre di un box. Il rifugio di Lerchi non ospita solo anziani, ma anche giovani incroci di maremmani, bracchi e pointer spesso vittime di abbandono post-venatorio. Mentre gli operatori garantiscono la pulizia e l’alimentazione quotidiana, è il braccio del volontariato a fare la differenza sul piano emotivo e della raccolta fondi per le cure sanitarie. Banchetti nelle feste di paese e collette alimentari sono attività costanti, ma il sogno finale resta quello di svuotare le celle. Rosa Gatto guarda al 2026 come l’anno della svolta, auspicando che questa inedita visibilità cittadina possa tradursi in una pioggia di richieste di affido.

Adottare un cane anziano significa compiere una scelta di grande consapevolezza. Questi animali possiedono un equilibrio e una pacatezza che i cuccioli spesso non hanno, adattandosi con estrema facilità ai ritmi di una famiglia. L’iniziativa di Città di Castello pone l’accento proprio su questa nobiltà d’animo, invitando i cittadini a guardare oltre l’aspetto fisico o i pochi anni di vita rimasti. È un invito a donare una “prima e vera possibilità di vita” a chi ha sempre vissuto in attesa di una carezza definitiva.

L’entusiasmo che si respira tra i vicoli del centro è la prova che la comunità è pronta a rispondere. Ogni foto esposta è un ponte gettato tra il canile e il cuore della città. Grazie alla disponibilità dei negozianti, le storie di solitudine dei cani di Lerchi sono diventate patrimonio comune, un racconto collettivo che mira a chiudere i box del canile per aprire le porte delle case. La speranza è che questo modello possa essere replicato in altre realtà, dimostrando che la solidarietà non ha età, proprio come l’amore di un cane.

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