Tutela “Cretto Burri” valorizza dibattito culturale in Senato

Tutela "Cretto Burri" valorizza dibattito culturale in Senato

Un evento istituzionale a Roma: il capolavoro di Burri

La celebrazione del Grande Cretto di Alberto Burri è approdata in Senato con un’iniziativa che ha trasformato la Sala Nassirya in un luogo di riflessione collettiva sul valore dell’arte come memoria, identità e responsabilità pubblica. La proiezione del documentario “Alberto Burri, il Grande Cretto di Gibellina”, firmato dal regista Stefano Valeri, ha offerto l’occasione per riportare al centro del dibattito nazionale un’opera che continua a parlare al mondo con la forza del silenzio e della materia. L’evento, promosso dal senatore Walter Verini in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini e con il patrocinio del Senato, ha raccolto voci istituzionali, esperti d’arte, amministratori e rappresentanti delle fondazioni che custodiscono l’eredità del maestro tifernate, come riporta il comunicato di Marco Baruffi – Comune di Città di Castello.

Nel suo intervento, Verini ha sottolineato come il Cretto non sia soltanto un monumento artistico, ma un luogo che racchiude un dolore collettivo e una rinascita civile. Per questo, ha ribadito, necessita di una tutela rigorosa, capace di preservarne integrità e significato. Il senatore ha ricordato che l’opera di Burri, realizzata sulle macerie della vecchia Gibellina distrutta dal terremoto del Belice, rappresenta una delle più alte espressioni dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Tuttavia, proprio la sua natura di monumento diffuso e immerso nel paesaggio lo rende vulnerabile a interventi inappropriati, progetti invasivi o trasformazioni che potrebbero comprometterne l’essenza. Verini ha parlato con toni accorati, evidenziando come la difesa del Cretto debba essere un impegno condiviso tra Stato, Regione, enti locali e Fondazione Burri. Una responsabilità culturale, prima ancora che amministrativa, che riguarda tutti coloro che riconoscono nell’arte un presidio di memoria e civiltà.

L’iniziativa è stata arricchita dal messaggio del ministro della Cultura Alessandro Giuli, impossibilitato a partecipare per impegni governativi. Nel testo letto in sala, il ministro ha definito il Cretto “simbolo sacro di rinascita”, capace di trasformare la devastazione in un atto di redenzione collettiva. Giuli ha ricordato come Gibellina, prima capitale italiana dell’arte contemporanea, abbia saputo reinventarsi proprio attraverso l’arte, trovando nel gesto di Burri un modo per dare forma al dolore e restituire dignità a una comunità ferita. Accanto al ministro, sono intervenuti la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l’assessore alla Cultura Michela Botteghi. La presenza delle istituzioni umbre ha sottolineato il legame profondo tra la città natale di Burri e Gibellina, unite da un’opera che ha segnato entrambe in modo indelebile.

Il confronto successivo alla proiezione ha visto la partecipazione di figure di primo piano del panorama artistico e culturale. Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, ha definito il Cretto “un luogo quasi metafisico”, capace di parlare con una forza che supera il linguaggio verbale. Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini, ha ribadito la necessità di proteggere l’area circostante l’opera, evitando qualsiasi forma di alterazione che ne comprometta la sacralità. Francesca Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi e figlia dell’allora sindaco Ludovico Corrao, ha portato una testimonianza personale e intensa, ricordando il rapporto umano e artistico tra Burri e suo padre, entrambi animati dal desiderio di rendere eterno il ricordo delle vittime del terremoto. Il regista Stefano Valeri, autore del documentario, ha raccontato la genesi del suo lavoro e il rispetto profondo che ha guidato ogni scelta narrativa e visiva. Per lui, il Cretto è un’opera che non si limita a essere osservata: va attraversata, ascoltata, respirata.

Nel corso degli interventi è emerso con forza il significato universale del Grande Cretto. Non è solo un’opera d’arte, ma un luogo che custodisce la memoria di una tragedia e la trasforma in un messaggio di speranza. Il ministro Giuli, nel suo messaggio, ha citato Hölderlin: “Dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”. Un richiamo che ben descrive la capacità dell’arte di farsi strumento di guarigione e rinascita. Il Cretto, con le sue fenditure bianche che seguono la mappa della città scomparsa, è un gesto di pietà e di rigore, un modo per dare forma al vuoto e renderlo eterno. La sua monumentalità non è ostentazione, ma meditazione. È un’opera che chiede silenzio, rispetto, consapevolezza.

Il sindaco di Città di Castello Luca Secondi ha ricordato come l’opera di Burri abbia creato un ponte ideale tra le due città. Per la comunità tifernate, il Cretto rappresenta un’eredità preziosa, un dono che ha contribuito a proiettare entrambe le realtà nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Secondi ha sottolineato l’importanza di continuare a valorizzare questo legame, promuovendo iniziative comuni e rafforzando la collaborazione tra le istituzioni.

La vicepresidente del Senato Rossomando ha ampliato il discorso collegando la vicenda di Gibellina al tema più ampio della ricostruzione post-catastrofe. Ha ricordato che ricostruire non significa soltanto riedificare, ma restituire identità, dignità e futuro a una comunità. In questo senso, la scelta di Burri di trasformare le macerie in un’opera d’arte è stata un atto rivoluzionario, capace di dare voce al dolore senza cancellarlo.

Il filo conduttore dell’intera iniziativa è stato chiaro: il Grande Cretto è un patrimonio culturale di valore mondiale e deve essere protetto con determinazione. La sua tutela non riguarda solo l’opera in sé, ma anche il paesaggio che la circonda, parte integrante del progetto artistico di Burri. Qualsiasi intervento che ne alteri l’equilibrio rischierebbe di compromettere un capolavoro che vive proprio nella relazione tra forma, spazio e memoria. Verini ha concluso ricordando che la difesa del Cretto è un dovere morale, oltre che istituzionale. Un impegno che richiede collaborazione, visione e sensibilità.

L’iniziativa in Senato ha dimostrato come il Cretto continui a essere un punto di riferimento per chi crede nel potere dell’arte come strumento di trasformazione. La sua storia, il suo significato e la sua presenza fisica nel paesaggio siciliano lo rendono un luogo unico, capace di parlare a generazioni diverse e di ispirare riflessioni profonde.

Il documentario di Valeri, accolto con grande attenzione, ha contribuito a rinnovare questo dialogo, offrendo uno sguardo rispettoso e coinvolgente su un’opera che non smette di interrogare chi la attraversa.

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