Chiostro San Domenico torna a splendere con mille visitatori

Chiostro San Domenico torna a splendere con mille visitatori

Affreschi restaurati a Città di Castello: boom di presenze

Mille visitatori in poche ore. Non è il dato di un museo blasonato delle grandi città, ma quello di un pomeriggio domenicale a Città di Castello, dove il chiostro di San Domenico e l’ex chiesa di Santa Maria della Carità hanno aperto le proprie porte in via straordinaria e gratuita, restituendo alla comunità tifernate due luoghi di straordinario valore storico e artistico rimasti a lungo inaccessibili.

L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale e dall’assessorato alla Cultura, ha previsto due domeniche di apertura pomeridiana, dalle 15 alle 18. La prima si è già rivelata un successo oltre ogni aspettativa: sin dalla prima ora si è formato un flusso ininterrotto di cittadini, famiglie e curiosi che hanno attraversato sale, loggiati e cappelle con evidente emozione. La seconda apertura è fissata per domenica 29 marzo, stesso orario.

Un restauro da 2,5 milioni di euro

Dietro la bellezza oggi visibile c’è un intervento imponente: 2.520.000 euro complessivi, di cui 2.350.000 finanziati dal PNRR e 170.000 cofinanziati dal Comune. Il progetto è stato firmato dall’architetto Valerio Borzacchini ed eseguito dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dalla ditta C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl e dalla ditta Estia Srl, sotto la vigilanza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, con il funzionario Giovanni Luca Delogu a garantire la corretta esecuzione dei lavori nel rispetto dei vincoli storico-artistici.

Il risultato è tangibile. Colonnine slanciate, volte affrescate, pietra restituita alla luce: il complesso ha ritrovato la dignità che merita.

Le lunette del Seicento e il ciclo della Beata Margherita

Tra gli elementi di maggiore impatto visivo, le trentadue lunette del loggiato del chiostro, interamente restaurate, rappresentano un ciclo pittorico di eccezionale coerenza narrativa e qualità esecutiva. Realizzate tra il 1662 e il 1667 per volere di Padre Lorenzo Giustini, predicatore domenicano che finanziò i lavori con le offerte raccolte durante le proprie missioni, le lunette illustrano le Storie della Beata Margherita della Metola, terziaria domenicana morta nel 1320, il cui corpo riposa ancora oggi sotto l’altare maggiore della chiesa.

Gli autori del ciclo sono due: il pittore tifernate Giovan Battista Pacetti, noto come lo Sguazzino (1593 – dopo il 1667), e l’aretino Salvi Castellucci (1608-1672). Insieme hanno tradotto in immagini le vicende biografiche della santa — dalla nascita ai miracoli post mortem — secondo la sensibilità della Controriforma e il linguaggio figurativo della cultura romana del tempo.

Accanto a ogni lunetta, il Giustini volle apporre una legenda bilingue, in latino e in volgare, con lo stemma delle famiglie tifernati che avevano contribuito al finanziamento delle singole scene. Un documento storico e devozionale insieme, che trasforma il loggiato in un archivio visivo della società cittadina del Seicento.

Dalla nascita ai miracoli: i soggetti delle lunette

Il ciclo si apre con la nascita della Beata Margherita, dipinta per volere del Comune di Città di Castello, e prosegue attraverso episodi di guarigioni prodigiose, liberazioni da ossessi, resurrezioni di bambini annegati, protezioni durante parti difficili. Ogni scena è legata a un nome preciso: famiglie aristocratiche, canonici, condottieri, medici e mercanti che vollero lasciare il proprio segno in questo straordinario repertorio di fede e arte.

Tra gli episodi più potenti figurano quello in cui nel cuore della Beata, dopo la morte, viene trovata incisa l’immagine della Sacra Famiglia, o quello in cui un prigioniero nelle carceri di Citerna trova la porta aperta e le catene sciolte dopo aver invocato la santa. Il ciclo si chiude con la conservazione miracolosa del corpo di Margherita nonostante le traslazioni e le aperture dell’urna.

Nei peducci delle volte compaiono inoltre le immagini dei principali santi e sante dell’Ordine domenicano, di autore ignoto, che arricchiscono ulteriormente la densità iconografica dello spazio.

L’ex chiesa della Carità e il mistero templare

Altrettanto suggestiva è la visita all’ex chiesa di Santa Maria della Carità, integrata nel complesso. Secondo alcuni studiosi, l’edificio apparteneva in origine all’Ordine dei Cavalieri Templari, prima che i Domenicani ne prendessero possesso. Una storia ancora in parte da decifrare, che conferisce al luogo un’aura di fascino e mistero difficilmente eguagliabile.

Al suo interno, il restauro ha riportato alla piena leggibilità gli affreschi medievali, tra cui spicca una magnifica raffigurazione dell’Ultima Cena di Gesù con gli Apostoli. Un’opera che colpisce per la sua forza espressiva e che rappresenta, da sola, un motivo sufficiente per visitare il sito.

Va ricordato che una parte degli interventi di messa in sicurezza era già stata condotta tra il 2008 e il 2012 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, attraverso la Direzione Regionale per l’Umbria. Il recente cantiere ha completato e valorizzato quel percorso.

Radici del complesso: dal XII al XVII secolo

L’intero complesso ha origini medievali. La struttura originaria risale al XII secolo, mentre l’attuale chiostro a doppio ordine — con il caratteristico loggiato sorretto da esili colonnine — fu edificato tra il 1662 e il 1667, sotto la guida di Padre Giustini. Dell’impianto più antico, risalente al XIII-XIV secolo, restano elementi architettonici preziosi: le due trifore e la porta trilobata che illuminano la grande Sala Capitolare, testimonianze dirette di un’architettura gotico-romanica di grande dignità formale.

La gestione affidata a Poliedro Cultura

Durante le aperture straordinarie, l’accoglienza e la mediazione culturale sono state affidate al personale di Poliedro Cultura, che ha accompagnato i visitatori nella scoperta degli ambienti, guidandoli nella lettura degli affreschi e nella comprensione delle vicende storiche che si intrecciano in questo luogo. Una presenza che ha reso la visita non soltanto accessibile, ma autenticamente formativa.

La voce dell’amministrazione

Il sindaco Luca Secondi, il vicesindaco Giuseppe Stefano Bernicchi, l’assessore alla Cultura Michela Botteghi e l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Carletti hanno espresso soddisfazione per l’esito delle aperture, sottolineando come il recupero del patrimonio storico cittadino rappresenti una delle priorità programmatiche dell’amministrazione. L’obiettivo dichiarato è restituire i monumenti alla loro funzione vitale, trasformandoli in luoghi di incontro, cultura e identità collettiva, aperti a eventi e iniziative che coinvolgano la cittadinanza nel tempo.

Il chiostro di San Domenico e l’ex chiesa della Carità sono destinati a diventare nuovi punti di riferimento per la vita pubblica di Città di Castello: non reliquie del passato da conservare in silenzio, ma spazi vivi, restituiti nelle mani di chi da sempre ne è il legittimo custode.

I nostri video

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*