Il restauro vola da Città di Castello al Metropolitan Museum
ROMA, 28 gennaio 2026 – L’eccellenza del Rinascimento italiano si prepara a solcare l’Atlantico, portando con sé il fascino di una scoperta che affonda le radici nella giovinezza di uno dei più grandi maestri della storia dell’arte, come riporta il comunicato di Marco Baruffi – Comune di Città di Castello. Lo Stendardo della Santissima Trinità, capolavoro giovanile di Raffaello Sanzio, è attualmente al centro di un meticoloso e innovativo intervento conservativo presso l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR). Il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, insieme all’assessore Michela Botteghi, ha recentemente effettuato un sopralluogo nelle sale tecniche romane per monitorare i progressi di un lavoro che non è solo una tutela fisica, ma una vera e propria indagine scientifica sulla mano del genio urbinate. L’opera, unica nel suo genere per conservazione e collocazione geografica, è destinata a diventare la colonna portante della mostra internazionale “Raphael, sublime poetry” presso il prestigioso Metropolitan Museum of Art di New York.
Un tesoro bifacciale tra devozione e tecnica pittorica
Il manufatto, un gonfalone processionale dipinto su entrambi i lati, rappresenta un caso di studio eccezionale per gli storici dell’arte mondiale. Da una parte la tela accoglie la solennità della Santissima Trinità, affiancata dalle figure protettrici dei santi Sebastiano e Rocco; dall’altra, la narrazione si sposta sulla Creazione di Eva, rivelando già in nuce quella sensibilità spaziale e cromatica che avrebbe reso Raffaello immortale. Risalente al periodo a cavallo tra il XV e il XVI secolo, lo stendardo è l’unico dipinto mobile del Sanzio rimasto in Umbria. Il restauro odierno, finanziato generosamente proprio dal museo newyorkese, punta a risolvere le criticità strutturali accumulate nei secoli, restituendo quella leggibilità che le vicende storiche avevano parzialmente compromesso.
La diagnostica avanzata al servizio della storia dell’arte
Sotto la direzione dell’architetto Luigi Oliva, l’ICR sta mettendo in campo tecnologie diagnostiche di ultima generazione. Non si tratta di un semplice ripristino estetico: chimici, fisici e restauratori stanno mappando ogni singolo pigmento per comprendere i segreti della formazione artistica di un Raffaello non ancora ventenne. Attraverso analisi multispettrali e indagini scientifiche d’avanguardia, l’intervento attuale supera i precedenti restauri storici, come quello celebre di Cesare Brandi del 1952. L’obiettivo è duplice: garantire la sicurezza dell’opera durante il trasporto internazionale e approfondire la conoscenza di quella fase “precoce” in cui l’artista iniziava a distaccarsi dai modelli perugineschi per trovare una propria, sublime voce poetica.
Il ponte culturale tra l’Umbria e la metropoli americana
Il trasferimento temporaneo dell’opera negli Stati Uniti, previsto per la primavera del 2026, segna un momento di promozione territoriale senza precedenti per l’Alta Umbria. La rassegna curata da Carmen Bambach metterà a confronto oltre duecento opere provenienti dai più importanti musei del mondo, ma lo stendardo tifernate godrà di una centralità assoluta. Per l’amministrazione comunale, questa operazione rappresenta un investimento sul futuro: al rientro dalla trasferta americana, il capolavoro tornerà nella Pinacoteca Civica con un corredo di conoscenze tecniche e storiche rinnovato, pronto per essere offerto a un pubblico globale. Ogni fase del restauro sarà inoltre documentata in una pubblicazione scientifica che diventerà il nuovo punto di riferimento per gli studi raffaelleschi internazionali.
L’orgoglio di una comunità custode della bellezza
Sentirsi responsabili di un patrimonio di tale portata è il sentimento espresso dagli amministratori di Città di Castello. L’assessore Botteghi ha ribadito come la tutela di un bene così fragile richieda coraggio e visione, trasformando un atto burocratico in una vibrante operazione culturale. Lo stendardo non è solo un oggetto di culto o di studio, ma il simbolo di una città che ha saputo conservare il passaggio di un titano dell’arte. Il successo di questo restauro innovativo e la successiva esposizione al Met consolidano il ruolo dell’Italia come custode di una bellezza che non conosce confini, capace di parlare un linguaggio universale che da Città di Castello arriva dritto al cuore di Manhattan.

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