Scure del Governo su Città di Castello: scuole in rivolta
da Riccardo Nicosanti
Segretario Circolo Sinistra Italiana Altotevere
CITTÀ DI CASTELLO, 28 gennaio 2026 – Il panorama dell’istruzione nell’Umbria settentrionale viene scosso da una decisione che solleva un polverone di polemiche e indignazione. Il piano di riorganizzazione forzata degli istituti, varato dall’esecutivo centrale, ha individuato i propri bersagli principali proprio nelle realtà di Gubbio e Città di Castello. Si tratta di un provvedimento che la coalizione Alleanza Verdi Sinistra (AVS) definisce come un atto di ingiustizia palese, capace di smascherare le fragilità di una propaganda politica che per mesi ha rassicurato i territori per poi colpirli nel vivo delle loro funzioni vitali. Non è solo una questione di burocrazia, ma un attacco frontale alla qualità della vita di centinaia di nuclei familiari che vedono minata la stabilità del percorso educativo dei propri figli.
A rendere il quadro della situazione quasi paradossale è la condizione specifica dell’istituto Alighieri-Pascoli. Questa comunità scolastica sta già affrontando un calvario logistico senza fine, causato da cantieri di ricostruzione mai portati a termine e da una gestione degli edifici pubblici che definire precaria è un eufemismo. Gli studenti e il personale docente sono costretti a svolgere le attività didattiche in contesti d’emergenza, in attesa di strutture che sembrano svanite nel nulla. Invece di ricevere il supporto necessario per uscire da questa crisi infrastrutturale, la scuola viene ora inserita nel tritacarne del dimensionamento scolastico, subendo una sorta di punizione doppia che appare del tutto ingiustificata agli occhi di chi vive quotidianamente il territorio dell’Altotevere.
Il clima politico è diventato rovente durante l’ultima seduta del Consiglio comunale di lunedì. In un momento in cui l’aula era chiamata a discutere di un tema così cruciale per il futuro della comunità, i rappresentanti locali di Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno optato per la via dell’assenza strategica. Questo comportamento è stato interpretato dalle opposizioni come un segnale di profonda debolezza e di fedeltà cieca ai vertici romani, mettendo in secondo piano la difesa dei diritti dei cittadini di Città di Castello. Mentre la destra ha cercato di giustificare l’accaduto attraverso note stampa dai toni considerati deliranti, l’assise cittadina ha comunque trovato la forza per approvare una mozione urgente a difesa della scuola pubblica, richiamando i valori della Costituzione contro ogni logica di taglio calato dall’alto.
La sfida che si profila non riguarda solo le segreterie dei partiti, ma coinvolge l’intero tessuto sociale. AVS insiste sulla necessità di compattare tutte le anime progressiste e civiche per costruire una barriera contro una gestione del potere che sembra ignorare i bisogni primari dei territori. Superare i personalismi e le piccole divisioni interne diventa un imperativo categorico per evitare che la scuola pubblica venga trattata come una semplice voce di bilancio o come terreno di conquista per la propaganda elettorale. La mobilitazione che parte oggi vuole essere un segnale di riscatto per una città che non accetta di essere martoriata e umiliata, rivendicando il diritto a un’istruzione dignitosa, sicura e radicata nei propri quartieri di appartenenza.

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