Traversata oceanica in solitaria, lo skipper tifernate Campriani torna a casa

Traversata oceanica in solitaria, lo skipper tifernate Campriani torna a casa

Il cibo da astronauti è solo una delle curiosità che Alessio Campriani, lo skipper estremo di Città di Castello, ha raccontato sulla traversata oceanica in solitaria, la gara francese Minitransat La Boulangère 2019 per barche di sei metri e mezzo, che è riuscito a concludere a bordo dello Zebulon, insieme ad altri 7 italiani, su 80 partecipanti totali.
Alessio Campriani, con un palmares di avventure in mare molto blasonato, è partito il 2 Ottobre da La Rochelle in Francia per la prima tappa fino alle Canarie, dove il 1 Novembre si è rimesso in mare per tagliare il traguardo dei Caraibi il 21 novembre 2019, dopo 19 giorni, 5 ore, 1 minuto e 5 secondi di navigazione. Il suo tempo di gara cumulativo delle due tappe è stato di  di 31 giorni, 12 ore, 15 minuti e 8 secondi. Tra i cinque italiani ad aver terminato la regata, si era guadagnato l’accesso con esperienze di navigazione molto complesse: ha  doppiato Capo Horn, raggiunto l’Antartide in barca a vela, il periplo in solitario dell’Italia, tre traversate atlantiche e il record mondiale di traversata dell’Adriatico con un non vedente.
Oggi, lunedì 9 dicembre 2019, nella Sala-conferenze della Biblioteca Carducci, l’assessore allo Sport di Città di Castello Massimo Massetti si è congratulato con lui, ricordando come “l’Amministrazione è sempre stata vicino a questo tifernate innamorato del mare in una terra che non ne ha. La sua passione di Alessio è immensa ma non è fine a se stessa. Il lavoro insieme ai disabili e alle scuole significa che la vela può essere un motore di promozione sociale, di crescita e di sviluppo personale e su questo piano Alessio si è molto speso. Complimenti per la nuova impresa e per la determinazione. Noi dall’Umbria ti abbiamo seguito, facendo il tifo per te”.
“Dopo due giorni volevo mollare ma poi ho realizzato che erano già passati due giorni e che potevo farcela” ricorda Campriani “Le condizioni di navigazione sono difficili perché hai una radio per il bollettino meteo, sei geolocalizzato, devi razionare il cibo ma soprattutto il sonno e, nonostante mi fossi allenato fisicamente, la fatica è davvero tanta. Inoltre ho avuto un infortunio ad una caviglia, che ha reso tutto più complicato. Ma sono contento di avercela fatta, perché sulla Minitransat ho fatto un investimento anche in termini umani oltre che economici”.
Tanti i ringraziamenti che Campriani ha fatto durante la conferenza stampa: “dagli sponsor, a chi lo ha aiutato nell’organizzare il percorso, al Circolo Velico Centro Italia, fino ai genitori che mi hanno sempre supportato. Inoltre le imbarcazioni della Mini sono piccole, hanno la tecnologia delle imbarcazioni di lusso ma ridotta al minimo così da rendere la navigazione essenzialmente una questione di abilità umana”.
Alla domanda su che cosa si pensa da soli in mezzo all’Oceano, Campriani risponde “a fare quello che c’è da fare in quel momento per rimanere in rotta” anche se ammette che “spesso avrei voluto essere nella mia bolla affettiva, nell’ambiente amico della mia città ma arrivare al termine della transoceanica è una soddisfazione che ripaga di mille dubbi e sacrifici perché da quando esiste, alla fine ‘70, come risposta democratica alle regate degli yatch miliardari, che rendevano la vela uno sport esclusivo, i partecipanti si aggirano sulle 700 persone al mondo e tra questi gli italiani non arrivano a 50. Io sono tra loro ed è molto bello”.
Nel frattempo la caviglia sta guarendo, i dieci chili persi sono in via di recupero, l’esaltazione dell’impresa inizia a sbiadire, e sull’orizzonte prende forma la prossima avventura: “A Febbraio compirò 52 anni” conclude Campriani “Forse è ora di fermarsi. O forse no”.

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