Ricordato il sacrificio del colonnello dei Carabinieri Valerio Gildoni nel dodicesimo anniversario della morte

 
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Ricordato il sacrificio del colonnello dei Carabinieri Valerio Gildoni nel dodicesimo anniversario della morte

“Il coraggio che non fa mai arretrare nell’esercizio del proprio dovere, il rispetto dei valori dell’Arma, lo spirito di servizio alla comunità che assicura sempre vicinanza e sostegno alle persone: sono punti fermi della vita del colonnello Valerio Gildoni che parlano al cuore di ognuno di noi e ci sono d’esempio in una quotidianità nella quale siamo chiamati a onorare il nostro ruolo di cittadini e di amministratori”.

E’ quanto sottolinea il vice sindaco Luca Secondi a margine della cerimonia pubblica presso il cimitero monumentale alla quale ha partecipato stamattina in rappresentanza del sindaco Luciano Bacchetta e della giunta comunale per la commemorazione del dodicesimo anniversario della morte del colonnello Valerio Gildoni, medaglia d’oro al valor militare, avvenuta nell’esercizio del proprio compito di tutore della legge a Bosco di Nanto, in provincia di Vicenza, il 17 luglio del 2009.

Alla presenza del fratello don Alberto Gildoni, con alcuni familiari, del comandante provinciale dei Carabinieri Stefano Romano, del comandante della compagnia di Città di Castello Giovanni Palermo, del comandante della stazione dell’Arma tifernate Fabrizio Capalti, del comandante della Polizia Stadale di Città di Castello Lucio Stazi, della Polizia Municipale con il gonfalone comunale, dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri, è stato il cappellano militare don Aldo Nigro a impartire la benedizione, ricordando la figura esemplare del colonnello Gildoni, sottolineata anche dal comandante provinciale Romano, che ha condiviso con lui lo stesso percorso di formazione e servizio nell’Arma e si è stretto al fratello Alberto nel comune dolore per la perdita di un uomo valoroso. Particolarmente toccante è stata la declamazione della lettera-ricordo inviata alla famiglia Gildoni con cui il collega Ferdinando Scala ha ripercorso i momenti vissuti da allievi della Scuola Militare Nunziatella di Napoli. “Valerio era nato Carabiniere, aveva un carattere competitivo, serio e determinato, che lo portava ad affrontare con decisione le sfide di ogni giorno”, ha scritto Scala, rammentando in particolare la foto che li ritraeva insieme durante una partita di pallavolo.

“Valerio era seduto su una panca ai bordi del campo, a osservare l’azione, pronto ad entrare nella partita quando ci fosse stato bisogno di lui: un’immagine simbolica di quella che sarebbe stata la sua vita e insieme di un mondo di speranze e di sogni in cui non c’erano né gradi né medaglie, ma solo noi, che eravamo soldati e giovani”. “A noi compagni di corso la notizia della sua morte è giunta come un fulmine a ciel sereno e ci ha lasciati increduli e attoniti. Quello che è venuto dopo, la medaglia d’oro, le intitolazioni di piazze e caserme, sono cose importanti, ma che hanno per noi un valore relativo. Avremmo preferito di gran lunga incontrarlo in uno dei nostri raduni annuali, i capelli ormai grigi, tre o più stelle ad accompagnare la greca da generale, e vederlo finalmente sciogliersi in un sorriso per aver realizzato il sogno della sua vita”, ha testimoniato Scala.



 

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