Premio Usa a Tacchini e Falasca Zamponi per uno studio storico

Riconoscimento della Society for Military History ai due studiosi

Prestigioso riconoscimento internazionale per il professor Alvaro Tacchini e la professoressa Simonetta Falasca Zamponi. I due studiosi si sono aggiudicati il Vandervort Prize, assegnato dalla Society for Military History, istituto statunitense con sede ad Arlington, in Virginia, per il saggio “Indian Troops in the Liberation of Italy: Memory and Memorialization in the Upper Tiber Valley” (“Le truppe indiane nella Liberazione dell’Italia: Memoria e Commemorazioni nell’Alta Valle del Tevere”).

Il premio viene conferito ogni anno ex aequo a quattro studi che si distinguono a livello internazionale per il loro valore scientifico. Il lavoro firmato da Tacchini, presidente dell’Istituto storico tifernate “Venanzio Gabriotti”, e da Simonetta Falasca Zamponi, docente della University of California di Santa Barbara e autorevole studiosa del fascismo e delle dinamiche sociologiche del Novecento, rappresenta uno dei primi approfondimenti dedicati al ruolo delle truppe indiane impegnate nella campagna d’Italia durante la Seconda guerra mondiale.

Lo studio ricostruisce in particolare le vicende delle Divisioni indiane che operarono nel luglio del 1944 nel territorio compreso tra Montone e Città di Castello, basandosi su un’ampia documentazione storica e militare. Un’attenzione particolare è dedicata al Memoriale di Montone, realizzato per commemorare i caduti della Seconda guerra mondiale nell’Alta Valle del Tevere e che rende omaggio anche ai militari indiani caduti durante la Liberazione. Un’iniziativa che ha suscitato anche il vivo interesse del Governo dell’India.

Soddisfazione è stata espressa anche dalle istituzioni locali. I sindaci di Montone, Mirko Rinaldi, e di Città di Castello, Luca Secondi, hanno rivolto il loro plauso ai due studiosi, sottolineando come il prestigioso riconoscimento internazionale premi «il prezioso lavoro svolto dai due storici e studiosi» e rappresenti «motivo di orgoglio per tutta la comunità altotiberina».

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