Nuova mozione della consigliera Bassini alla Regione Umbria
Perugia, 8 giugno 2026 – Una forte disparità economica penalizza gli imprenditori agricoli del territorio umbro rispetto ai colleghi della vicina Toscana. Per ovviare a questa problematica, la consigliera Luciana Bassini, esponente del Gruppo Misto-Azione, ha depositato un ordine del giorno ufficiale volto a sollecitare un intervento correttivo immediato. Al centro della discussione vi è la gestione delle tariffe relative all’approvvigionamento idrico proveniente dall’invaso di Montedoglio. L’infrastruttura costituisce la più rilevante riserva artificiale dell’Italia centrale e vanta un volume massimo di stoccaggio pari a circa 150 milioni di metri cubi. Oltre a garantire la fornitura d’acqua, il bacino situato tra Anghiari e Sansepolcro svolge una funzione cruciale di contenimento durante le piene del fiume Tevere. Di recente, precisamente dal 28 febbraio 2026, l’impianto convoglia un flusso costante di 200 litri al secondo verso il lago Trasimeno con l’obiettivo di stabilizzarne il livello idrico deficitario a causa dei mutamenti climatici.
I sistemi di misurazione e le differenze tariffarie
La gestione complessiva dello sbarramento è affidata all’Ente Acque Umbre-Toscane, il quale vende la risorsa idrica ai soggetti distributori locali al prezzo fisso di 0,046 euro per metro cubo. Successivamente, la distribuzione sul campo viene operata dall’Unione Montana dei Comuni della Valtiberina in territorio toscano e dall’Afor in Umbria. Nonostante il costo originario della materia prima sia identico, i meccanismi amministrativi applicati dalle due regioni determinano una evidente sperequazione finale a danno dei coltivatori umbri. In Umbria la misurazione avviene rigorosamente tramite contatori individuali mentre in Toscana si applica un canone a forfait calcolato sulla base degli ettari dichiarati. Di conseguenza, gli agricoltori umbri arrivano a pagare l’acqua circa 25 centesimi al metro cubo a fronte dei soli 15 centesimi corrisposti dai produttori toscani, i quali beneficiano di un netto vantaggio competitivo sui mercati.
Le criticità strutturali e i costi di produzione
La situazione della rete distributiva umbra aggrava ulteriormente il bilancio economico delle aziende agroalimentari. Le condotte locali risentono infatti di una marcata obsolescenza e sono dislocate su un terreno dalla morfologia complessa. Questa conformazione richiede un massiccio utilizzo di energia elettrica per il pompaggio idrico, con spese di gestione e manutenzione ordinaria che spesso superano il valore intrinseco della risorsa erogata. Inoltre, la Regione Umbria ha interrotto dal 2017 il proprio contributo straordinario di 800 mila euro destinato ai lavori di manutenzione delle reti. Tale scenario grava pesantemente sulle colture tipiche regionali come il mais e il tabacco, le quali richiedono un’irrigazione intensiva e continuativa. Attualmente, i costi vivi legati all’irrigazione oscillano tra i 600 e gli 800 euro per singolo ettaro, una cifra resa ancora più insostenibile dal progressivo rincaro dei carburanti agricoli.
La richiesta di un’armonizzazione interregionale
L’iniziativa istituzionale intende impegnare il sindaco e la giunta municipale a farsi promotori di un tavolo di confronto urgente presso i vertici della Regione Umbria, come riporta il comunicato di Giorgio Galvani- Comune di Città di Castello. L’obiettivo primario dell’atto politico consiste nell’invitare l’assessore regionale competente a partecipare a una specifica commissione consiliare per illustrare le contromisure pianificate dalla giunta. Risulta fondamentale avviare un percorso legislativo coordinato per armonizzare le tariffe finali tra le due regioni confinanti. Solamente attraverso un riallineamento dei costi sarà possibile azzerare la disparità di trattamento attuale, garantendo alle imprese agricole umbre una leale concorrenza commerciale all’interno del mercato nazionale.

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