Città di Castello, il successo del 50esimo Festival delle Nazioni

Concerti davvero straordinari, con l’esibizione di musicisti d’eccellenza

Città di Castello, il successo del 50esimo Festival delle Nazioni

Città di Castello, il successo del 50esimo Festival delle Nazioni

da Giuliano Giubilei (presidente del Festival delle Nazioni)
Credo che il Festival delle Nazioni abbia festeggiato nel migliore dei modi, con questa straordinaria edizione dedicata alla Germania, i suoi primi cinquant’anni. Al di là dei dati della vendita dei biglietti, con quasi tutti i concerti sold out, è stata l’accoglienza calorosa del pubblico, l’attenzione della stampa nazionale, i giudizi lusinghieri degli addetti ai lavori a decretare il successo di questa edizione.

Abbiamo assistito a concerti davvero straordinari, con l’esibizione di musicisti d’eccellenza capaci nelle loro esibizioni di unire al grande talento una incredibile forza espressiva – penso a Michael Nyman o a Ute Lemper – o una capacità unica di rendere tutte le sottili sfumature dei sentimenti, dal tragico al grottesco, come ci hanno fatto sentire i musicisti dei Berliner Philharmoniker impegnati in due diverse formazioni, l’ Athenäum Quartet e l’Ensemble Berlin che ha accompagnato la voce di Peppe Servillo nel Borghese gentiluomo. Mi ha colpito molto anche la freschezza e nello stesso tempo la maturità artistica dell’Orchestra giovanile della Filarmonica di Baviera che si è esibita nel concerto di apertura, guidata da un incredibile direttore pianista, Henri Bonamy. E voglio sottolineare anche il tributo che il Festival ha reso per i suoi settant’anni al maestro Salvatore Sciarrino.

Per queste ricchissime e originali scelte artistiche ringrazio il direttore artistico Aldo Sisillo che ha avuto ancora una volta il difficile compito di creare un programma di altissimo livello avendo a disposizione un budget per la spesa artistica non paragonabile a quello di altre manifestazioni, ma a cui il Festival delle Nazioni, per qualità e livello degli artisti impegnati, non ha nulla da invidiare.

A questo proposito vorrei ribadire quanto ho detto in più occasioni: la capacità del Festival delle Nazioni di incidere, e speriamo naturalmente ancora di più in futuro, la sua possibilità – mi si passi la metafora calcistica – di continuare a giocare nella ‘serie A’ delle manifestazioni culturali italiane è legata alla sua determinazione di non cedere sulla qualità. Approfitto allora per dare ai colleghi della stampa una notizia: è arrivata proprio due giorni fa la valutazione del Ministero per l’assegnazione dei finanziamenti. Il Festival delle Nazioni nel criterio ‘qualità’ ha ottenuto 27/30, cioè quasi il massimo. Continuare a puntare su questo elemento penso dunque che sia la scelta migliore per assicurare al Festival delle Nazioni altri lunghi anni di vita.

Qualità ovviamente non vuol dire non guardare a esperienze musicali diverse, e il Festival delle Nazioni – quando anche queste proposte rispondevano ai criteri di qualità – in questi anni lo ha sempre fatto. Basti pensare alle esibizioni di Goran Bregovich, di Noa, di Idan Raichel, della stessa Ute Lemper. Abbassare il livello, cercare scelte più facili priverebbe il Festival della sua principale peculiarità, senza peraltro – viste le dimensioni del budget – poter accedere ai nomi di punta di linguaggi musicali diversi.

Voglio ringraziare anche tutto il Consiglio di Amministrazione, che con assoluta e disinteressata dedizione anche quest’anno ha dato il suo contributo alla riuscita della nostra manifestazione, i soci che ci sono sempre più vicini e giustamente chiedono di essere sempre più ascoltati, tutto lo staff tecnico, la biglietteria che ha fatto un lavoro delicato e non sempre facile, chi si occupa di rapporti con la stampa e dei social.

Un ringraziamento va al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, ai soci fondatori del Festival – il Comune di Città di Castello, la Regione Umbria e il Comune di Sansepolcro –, agli sponsor privati così come alle associazioni del territorio quali Rotary Club, Lions Club e Circolo culturale Luigi Angelini di Città di Castello, insieme ai sostenitori della prima edizione del Concorso «Alberto Burri» per gruppi giovanili di musica da camera: Agricola Il Palazzone, Anna Casilli, So.ge.pu. e Claudio Tomassucci.

Voglio sottolineare anche il fatto che con questa edizione anche gli eventi collaterali sono cresciuti e lo spazio del Chiostro di San Domenico è diventato un luogo di appuntamento per il dopo concerto e di ritrovo anche per tanti giovani, che sempre di più – la vendita dei biglietti lo conferma anche quest’anno – si avvicinano grazie al Festival alla musica classica.

Quest’anno poi – e lo dico con particolare gratitudine nei confronti dell’amministrazione comunale – abbiamo ‘conquistato’ uno spazio nuovo: i giardini della Pinacoteca dove si sono svolte alcune serate legate al Festival. Uno spazio bellissimo – che naturalmente va anche salvaguardato – e di cui spero il Festival potrà continuare a fruire per appuntamenti di particolare rilievo.


Massimo Ortalli: «Reputiamo questa cinquantesima edizione del Festival delle Nazioni un grande successo. Pur avendo avuto meno posti a disposizione in particolare nella Chiesa di San Domenico – in virtù delle nuove misure di sicurezza imposte dal Ministero – a tutti i concerti abbiamo avuto risposte molto forti: hanno registrato il sold out non solo gli eventi che si sono svolti nelle sedi principali ma anche quelli per così dire ‘minori’, cioè quelli che hanno avuto luogo in spazi con capienza ridotta. Inoltre abbiamo sentito una partecipazione notevole da parte dei cittadini, testimonianza del fatto che Città di Castello ogni anno al Festival delle Nazioni si avvicina e si affeziona di più. E questo è per noi motivo di vanto e di soddisfazione».

Aldo Sisillo: «È chiaro che quest’anno lo sforzo nella ricerca di artisti di qualità è stato particolare. L’avevamo programmato, sia perché con l’omaggio alla Germania si chiudeva un progetto triennale sia perché si trattava della cinquantesima edizione. Ed è stato possibile avere gli artisti che abbiamo avuto perché in questi anni ci siamo conquistati una credibilità e un’affidabilità che non sempre in Italia oggi vengono riconosciute.

Dal punto di vista artistico io non posso che ritenermi soddisfatto. Non abbiamo proposto solo serate piacevoli, di intrattenimento, ma abbiamo affrontato anche tematiche difficili, alcuni concerti sono stati ‘duri’ dal punto di vista dei contenuti, penso ad esempio a quello di Michael Nyman. Senz’altro sono importanti le valutazioni sui benefici economici o sull’impatto turistico della nostra attività culturale, ma è altrettanto importante dare degli stimoli culturali alla comunità, ragionare sulla nostra storia per conoscere e capire il presente».

Roberto De Lellis: «Il Festival negli ultimi anni si è dato una strategia per ampliare il rapporto con il pubblico, sono ben 17 le location che hanno ospitati gli eventi musicali e tra questi il Chiostro di San Domenico è stato uno dei più importanti, per la sua capacità di attrarre anche il pubblico più giovane. Quest’anno abbiamo avuto dei limiti, che però ci spingono a fare nuove riflessioni per continuare ad essere una manifestazione culturale al passo con i tempi. Questo sarà uno dei nostri impegni per il futuro: modificare il rapporto con lo spazio urbano per continuare a crescere. Anche quest’anno abbiamo registrato un aumento di pubblico, credo che supereremo del 10-12 % il risultato dello scorso anno».

Due sono le figure che il Sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta vuole ricordare in occasione della chiusura di questo cinquantesimo Festival delle Nazioni: Luigi Angelini, il sindaco che ha fondato il Festival delle Nazioni, e la giornalista Eliana Pirazzoli, recentemente scomparsa, anche lei parte di quel gruppo di persone che diede vita cinquant’anni fa alla manifestazione tifernate.

Bacchetta ricorderà queste due figure anche stasera, in apertura del concerto conclusivo con l’Orchestra della Toscana e la Corale Marietta Alboni impegnate nell’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven.

Michele Bettarelli: «Il successo dei ‘numeri’ di questo Festival delle Nazioni è stato evidente fin dalle prime serate, bastava guardarsi intorno per accorgersi della grande partecipazione e di un autentico interesse da parte del pubblico degli eventi principali, dei collaterali al Chiostro di San Domenico e negli altri spazi della città. Questo non esclude naturalmente l’ipotesi di ragionare per il futuro anche sull’utilizzo di altri spazi cittadini».

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